Zara è la capitale storica della
Dalmazia, situata sulla costa adriatica, di fronte all'isola
di Ugliano, da cui è separata tramite il Canale
di Zara. Oggi conta 76.300 abitanti, di cui solo lo 0,1
% è composto da italiani (mentre fino agli anni
quaranta gli italiani erano quasi la totalità).
Grazie al clima mite di cui gode, è soprattutto
un frequentato centro turistico, sede di industrie alimentari,
cantieristiche, meccaniche di precisione, tessili e dei
liquori (famoso il "maraschino di Zara"). E'
collegata da regolari servizi di navigazione al porto
marchigiano di Ancona.
Antica città dei Liburni, è
ricordata col nome di Idasse sin dal sec. IV
a. C. Partecipò accanto a Ottaviano alla I guerra
dalmatica (35-33 a. C.) e proprio allora divenne colonia
romana col nome di Iader. La fine dell'Impero
romano non frenò le sue iniziative: nel sec. VII
Zara era la città principale della Dalmazia bizantina.
Spentasi la potenza di Ravenna (751), Zara divenne addirittura
il maggior porto dell'Adriatico e la capitale di un ducato
autonomo di Dalmazia. Solo il sorgere di Venezia mise
in pericolo la prosperità di Zara. Al tempo della
lotta per le investiture (sec. XI) Zara condusse una sua
politica estera indipendente da quella di Bisanzio, ora
facendosi proteggere da Venezia ora ricorrendo ai sovrani
d'Ungheria. Nel sec. XII il comune si sviluppò,
con carattere nettamente popolare, ma nel 1204 il doge
veneziano Enrico Dandolo la conquistò con le armi
nella IV Crociata e allora anche il governo comunale assunse
forme aristocratiche. Il dominio veneziano subì
una lunga interruzione tra il 1358 e il 1409, quando Zara,
che era tornata a essere la capitale della Dalmazia, svolse
una politica vivace e discontinua, appoggiandosi ora al
re d'Ungheria, ora al re di Napoli, ora al futuro imperatore
Sigismondo. Ma nel 1409 ritornò la signoria veneziana
e il comune accettò l'autorità di un conte,
rappresentante della Serenissima. Decaduta la nobiltà,
Zara vide ascendere la borghesia e le classi popolari,
ma la città soffrì della guerra quasi permanente
fra Venezia e i Turchi. Dalla fine del sec. XVI vi risiedette
un provveditore generale di Dalmazia e Albania che governò
l'intera provincia con poteri civili e militari. Nel sec.
XVIII la città si completò e si arricchì,
ma la caduta di Venezia (1797) la fece passare sotto lo
scettro asburgico, con scarso entusiasmo della popolazione.
Nel 1805 Zara, per volere di Napoleone, fu aggregata al
Regno d'Italia, nel 1809 alle Province Illiriche; ma nel
1813 gli Austriaci occuparono la città non senza
incontrare una inattesa resistenza. Durante tutto il sec.
XIX Zara trovò il modo di riaffermare, in diverse
occasioni, la sua italianità, come nel 1848 e nel
1861. Il 4 novembre 1918 truppe italiane entrarono in
Zara, già insorta da alcuni giorni; ma solo nel
1920 col Trattato di Rapallo l'annessione al Regno d'Italia
divenne definitiva. La nuova provincia di Zara era la
più piccola d'Italia, sia per numero di abitanti
che per estensione (era costituita dai comuni di Zara
e Lagosta). Durante la seconda guerra mondiale, con Regio
decreto - legge 18 maggio 1941-XIX, n. 42 - venivano annesse
nuove terre dalmate all'Italia. Spalato e Cattaro diventavano
nuove province d'Italia, mentre quella di Zara ampliava
il proprio territorio. Veniva costituito il Governatorato
della Dalmazia, retto da Giuseppe Bastianini e successivamente
da Francesco Giunta. Dopo l'8 settembre 1943, Zara e la
Dalmazia tutta furono occupate dai tedeschi. Ma il calvario
di Zara doveva ancora cominciare. Pur non avendo un ruolo
strategico per i tedeschi, fu duramente e barbaramente
bombardata dagli alleati per ben 54 volte. In realtà
c'era chi aveva interesse a togliere dalla Dalmazia quella
spina di italianità che sopravviveva nella città
di Zara.
Il primo bombardamento del 2 novembre
1943 causò circa 200 vittime ed altrettante il
secondo del 28 novembre. Imprecisato, ma elevato il numero
di feriti. Dopo il secondo bombardamento la popolazione
abbandonò la città rifugiandosi nelle campagne,
nei paesi vicini. Gli uffici anagrafici cessarono di funzionare,
all'Ospedale Provinciale i morti non vennero più
registrati. Le salme quando possibile venivano sepolte
in fosse comuni. Ed il Capo della provincia, Vincenzo
Serrentino, dopo il terzo bombardamento (16 dicembre 1943)
poteva riferire soltanto in via di larga approssimazione
che i morti sarebbero stati una sessantina.
Tenendo presente che i 54 bombardamenti
durarono sino al 31 ottobre del 1944, pensando a quanti
sono scomparsi in mare proiettati dalle esplosioni, a
quelli che morirono nelle località intorno a Zara,
alle imbarcazioni mitragliate, a quelle affondate, a quelli
che fuggendo dal rogo della città vennero dilaniati
dagli spezzonamenti, si può ragionevolmente ritenere
che i morti si siano aggirati sulle 2.000 persone.
La pulizia etnica della Dalmazia, iniziata
con l'esodo di un numero imprecisato di dalmati dopo la
firma del Trattato di Rapallo, era stata sanguinosamente
completata.
A Zara, fra quelle poche migliaia di
sopravvissuti su una popolazione, in origine, di 22.000
abitanti, dopo l'ingresso dei titini (31 ottobre 1944)
e cessati i bombardamenti aerei, vennero soppresse secondo
i dati ufficiali 180 persone. Fra quanti furono uccisi
dai titini, anche due prefetti di Zara. Vezio Orazi cadde
il 26 maggio 1942 in una imboscata vicino alla città;
con lui morirono anche il capitano dei carabinieri Umberto
Buonassisi, il tenente di artigliera Giacinto Trupiano,
un maresciallo di pubblica sicurezza e sette artiglieri.
L'altro prefetto, Vincenzo Serrentino, nominato Capo della
provincia dalla autorità della Repubblica Sociale
Italiana il 2 novembre 1943, resse le disperate sorti
degli ultimi tredici mesi di Zara italiana. Su ordine
del Ministero dell'interno di Salò abbandonava
la città il 30 ottobre 1944, riparando a Trieste.
Il 5 maggio del 1945 veniva catturato dai titini che avevano
occupato il capoluogo giuliano. Condotto a Sebenico, dopo
due anni di carcere, fu condannato a morte. La fucilazione
venne eseguita il 15 maggio 1947.
Quando le armi cessarono di sparare,
a Zara ed in Dalmazia continuò il sacrificio. I
zaratini ed i dalmati, sradicati dalla loro città
cercarono rifugio e salvezza entro i nuovi confini italiani.
I croati si impossessarono della città e la ribattezzarono
Zadar, riprendendo il nome italiano e modificandolo secondo
la vecchia denominazione latina. I croati delle campagne
e dell'entroterra balcanico presero possesso delle abitazioni
lasciate dagli italiani. Ad alcuni dei pochi rimasti fu
slavizzato il nome e il cognome; la città venne
ricostruita in modo obbrobrioso (il centro storico in
certi tratti è una ripugnante alternanza tra monumenti
veneziani e palazzi in cemento armato) e si sviluppò
attorno ai quartieri periferici.
Considerazione dell'autore
del sito su Zara.
Se si dovesse ragionare in base ad un
principio etnico, è chiaro che sarebbe giusto il
fatto che settant'anni fa Zara, composta da italiani,
appartenesse all'italia mentre ora, abitata da croati,
appartenga alla Croazia. Ma questo non considera affatto,
anzi quasi giustifica la pulizia etnica che quella città
e noi tutti italiani abbiamo subito. E' giusto pensare
oggi a Zadar e dimenticare tutto il passato, in particolare
il genocidio? E' giusto non reclamare? E' giusto sentire
quella terra straniera come lo è Parigi, Londra
o qualsiasi altra città estera? La Società
delle Nazioni a suo tempo fissò come punto fondamentale
il principio dell'autodeterminazione dei popoli, ribadito
anche dall'O.N.U., ma questo punto venne tutt'altro che
rispettato dopo il 1945 nella definizione dei confini
orientali italiani, tanto più che a Jalta venne
ribadito che la Venezia Giulia sarebbe appartenuta all'influenza
sovietica. Oltre a questo, come se non bastasse, la maggioranza
degli italiani disconosce queste atrocità ed è
convinta che gli unici genocidi al mondo siano stati fatti
solo da Hitler. Inoltre, c'è anche un gruppo fornito
(e finanziato) di cosiddetti benpensanti che cercano di
rivisitare queste ferite dando la colpa al fascismo. Ho
letto recentemente persino che il fascismo proibiva le
messe in sloveno (ma gli autori hanno goffamente dimenticato
che in quel periodo la messa veniva celebrata in latino!).
In questi documenti si dimentica Punta Amica, il campo
dell'Isola Calva, Norma Cossetto, Serrentino, Stefano
Petris ed altri. Perché questi "benpensanti"
hanno così tanto interesse a "pilotare"
i fatti storici? La risposta è semplice: cercare
di salvare la memoria di una persona o di un partito che
ha avuto la sua parte di responsabilità. Ma come
si può rinnegare la propria identità di
italiani per salvare quella del proprio partito? In un'Italia
che crede di essere giusta e di detenere lo scettro della
verità, sono ben pochi quelli che conoscono bene
questa pagina di storia così oscura per noi. Allora
questi pochi si facciano avanti, facciano sentire la loro
voce in mezzo a questo chiasso assordante di chiacchiere
e pettegolezzi e gettino la maschera a chi questa verità
vuole infangarla non essendo riuscito a nasconderla per
più di sessant'anni. Non importa se questi siano
di destra o di sinistra, perché di fronte ad uno
scempio così obbrobrioso che è un genocidio,
ed è un genocidio nei nostri confronti, non esiste
sinistra o destra, esiste la dignità ed il coraggio
di essere italiani. Che italiani siamo se non ricordiamo,
se non ci istruiamo (anche se i nostri libri di storia
al momento non ci aiutano ancora tanto), se non denunciamo?
E dove è la giustizia internazionale se la Croazia
non permette ad un Italiano di acquistare una casa in
Croazia, cosa che un Inglese e un Francese possono fare?
Ci si auspica non un ritorno di Zara all'Italia, perché
ciò significherebbe compromettere i rapporti internazionali,
oltre che creare difficoltà ai zaratini croati
che ora popolano la città. Però credo che
sia nostro diritto fare in modo che gli italiani abbiano
la possibilità di vivere a Zara, accanto ai croati
ed ampliare la nostra comunità dimodoché
Zara diventi multietnica. Il primo passo da compiere è
fare in modo che la Croazia ritiri il suo divieto che
gli italiani acquistino casa entro i suoi confini. Oggi
abbiamo dalla nostra che gli italiani stanno riscoprendo
la Dalmazia grazie al turismo. Purtroppo le guide turistiche
spesso non citano il passato italiano delle località,
per questo è importante diffondere maggiori informazioni
possibili su queste terre. E' auspicabile che gli italiani
in futuro possano comprare casa per le vacanze in Dalmazia;
nello stesso tempo è necessario continuare a lavorare
aiutando e sostenendo, ad esempio col Fondo Pertan, le
attuali comunità italiane. E' auspicabile anche
che tutte le associazioni giuliano-dalmate si pongano
come obiettivo ultimo quello di lavorare per ricostituire
comunità italiane in Venezia Giulia (non solo in
Istria) e in Dalmazia, facendo sì che queste terre
siano anche (e si sottolinea "anche") italiane.
La
famiglia Luxardo e il maraschino di Zara
(Tratto dal sito www.luxardo.it)
La ditta è nata a Zara nel 1821 sulle coste della
Dalmazia. La Dalmazia era stata per oltre sette secoli
pare integrante della Serenissima Repubblica di Venezia.
Con la caduta della Serenissima nel 1797 e con la presa
di potere del regno austriaco, Zara fu elevata a capitale
del Regno di Dalmazia. Venne inviato come rappresentante
consolare del Regno di Sardegna un patrizio genovese,
Girolamo Luxardo, che nel 1817 si trasferì a Zara
con tutta la famiglia. La moglie, la marchesa Maria Canevari,
si dedicò, come era uso del tempo, a produrre liquori
in casa e diede la massima attenzione ad un liquore che
nella cittadina dalmata era conosciuto sin dal Medioevo,
prodotto nei conventi col nome di "Rosolio Maraschino".
Il liquore prodotto dalla marchesa fu di così elevate
qualitàè che richiamò l’attenzione
non solo di amici ma anche di altri estimatori. Il marito
Girolamo, con spirito ligure, sfruttò tale iniziativa
familiare fondando nel 1821 una fabbrica destinata alla
produzione del Maraschino. Dopo 8 anni di studi e di perfezionamenti
nel 1829 Girolamo ottenne un privilegio da parte dell’Imperatore
d’Austria. Questo privilegio riservava all’inventore
la produzione esclusiva di tale tipo di liquore per 15
anni. Era un ambitissimo riconoscimento della superiore
qualità del liquore Luxardo, e ancora oggi la ditta
si onora di portare nella sua ragione sociale la denominazione
di "Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior".
Nel 1913, a seguito di un’accorta
politica economica di Michelangelo Luxardo fu possibile
costruire un modernissimo stabilimento, uno dei più
grandi dell’impero Austro-Ungarico. Ancora oggi
che si rechi nel porto di Zara, noterà la mole
del palazzo che troneggia sul lungomare una volta destinato
ad abitazione ed uffici della famiglia Luxardo.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale
nel 1940 comportò anzitutto notevoli restrizioni
all’attività industriale e, più tardi
nel novembre 1943, alla quasi totale distruzione dello
stabilimento per dei pesanti bombardamenti anglo-americani.
Successivamente alla ritirata delle truppe italiane e
tedesche dalla Dalmazia ebbe luogo l’occupazione
da parte dei partigiani comunisti di Tito. Gli abitanti
della città furono obbligati a partire esuli verso
la penisola, ma molti vennero uccisi: fra essi Pietro
Luxardo e il fratello Nicolò con la moglie, annegati
nel mare di Zara. Distrutto lo stabilimento, dispersa
la famiglia, sembrava che - dopo oltre un secolo - l’attività
della Luxardo fosse destinata a cessare.
L’unico dei fratelli superstiti
della quarta generazione fu Giorgio Luxardo: egli infatti
ebbe il coraggio di ricominciare l’antica attività
e nel 1947, assieme al giovane Nicolò III, della
quinta generazione, costruiva lo stabilimento di Torreglia,
iniziando così un nuovo capitolo della storia della
Luxardo. Oggi in esso è attiva la sesta generazione
di una famiglia che ha dedicato tutta se stessa alla produzione
del Maraschino e che a tale liquore deve una fama mondiale.
Nona
Storica cittadina distante 17 km da
Zara. Sorge su un isolotto collegato alla terraferma da
due piccoli ponti. L'isolotto era abitato già nell'epoca
preistorica; il suo primo nome fu Aenona, e fu
centro importante dei Liburni.
Qui sono venuti alla luce numerosi resti
del periodo romano: il foro con un tempio, pavimenti a
mosaico, cippi funerari, ceramiche, oggetti di vetro,
eccetera.
Notevole interesse suscitano la preromanica
chiesa della SS. Croce, la Chiesa parrocchiale di S.Anselmo
con un monumento prezioso e altri monumenti minori.
Novegradi e Obbrovazzo
Novegradi
è un abitato a 32 km a nord di Zara, sulla costa
meridionale del cosiddetto "Mare di Novegradi",
ai margini del territorio della Bucovizza. Il
paesaggio è stupendo, tra le bocche e la foce del
fiume Zermagna. Il mare in questo tratto è molto
pescoso. Si ammirano le rovine di un castello medievale
con un forte del XIII secolo. In questo castello furono
tenute prigioniere la regina Maria e sua madre Elisabetta,
rispettivamente figlia e moglie del re Ludovico il Grande
d'Ungheria.
Obbrovazzo
è una cittadina sita nella pittoresca valle del
fiume Zermagna, capoluogo comunale. E' centro abbastanza
importante di mercati ed ha, per mezzo del fiume navigabile,
un discreto commercio particolarmente per la lana, essendo
molto diffusa nei dintorni la pastorizia. Numerosi reperti
archeologici delle epoche illirica e romana, alcune fortezze
medievali, resti di chiese, conventi e castelli dicono
quanto fosse importante questa borgata nel passato.
Porto d'Ovo,
Zaravecchia, Pacostane, Bencovazzo e il lago di Aurana
Porto d'Ovo
o San Cassiano è situato
lungo la strada che congiunge Zara a Spalato, in un'insenatura
con spiagge arenose. Qui si trovano i resti di un'antica
villa estiva deivescovi di Zara risalente al XV secolo.
La chiesa parrocchiale di San Cassiano fu costruita nell'XI
secolo e rinnovata nel XVII. Sulla collina di Castellina
sorge la chiesetta medievale di San Martino.
Zaravecchia
(il nome slavo letteralmente si traduce "Belgrado
sul mare") dista da Zara circa 25 km, vanta meravigliose
spiagge e insenature assolate circondate da boschi di
pini. Nel Museo Civico si custodiscono preziosi oggetti
di un carico navale della fine del XVI secolo rinvenuti
in fondo al mare. In questo abitato sono venuti alla luce
i resti di una villa romana, per cui si suppone che la
cittadina sia sorta sulle rovine dell'abitato romano di
Blandone. Alla fine dell'Ottocento a Zaravecchia
gli italiani erano solo il 3 % della popolazione totale.
Pacostane è
situato su un istmo tra il Lago di Aurana e il mare. E'
interessante più che altro dal punto di vista turistico
per le sue spiagge arenose.
Bencovazzo
è il maggior paese del cosiddetto "Contado",
che giace in una bella conca di prati, campi e vigne,
con pioppi e case di campagna, che compongono attorno
un paesaggio di idilliaco carattere italiano. Nel Medio
Evo fu proprietà dei conti Benkovic dai quali deriva
il nome. Su una collinetta dominante la città sorgono
le rovine di Assèria, fiorente municipio
romano col ius italicum; ricordata da Plinio,
è celebre per il passaggio di Traiano in onore
del quale fu eretto un arco trionfale. Al centro del sito
vi è la chiesetta dello Spirito Santo.
Il lago di Aurana
è uno specchio d'acqua situato vicino al mare,
nei pressi di Pacostane e del villaggio di Aurana, da
cui il lago prende il nome. Nei suoi pressi si trovano
i resti di un acquedotto romano, le rovine del palazzo
dell'ordine dei Templari e quelle di un'antica locanda
turca, l'unico caravanservaglio di cui sia rimasta traccia
in Dalmazia.
Ugliano e Pasmano
Ugliano è
un'i sola dell'arcipelago settentrionale dalmata, situata
di fronte a Zara. Il canale di Zara la separa dalla costa
dalmata, il canale di Mezzo dall'isola di Eso; l'angusto
stretto di Sdrèlaz dall'isola di Sestrugno. Ha
forma stretta e allungata; una dosrale collinosa, culminante
col Monte Grande (288 m s.l.m.) percorre l'isola.
La popolazione si addensa nella parte nord-orientale dell'isola,
nei centri di Oltre, Cuclizza,
Ugliano, Pogliana
e Sant'Eufemia.
Pasmano, posta
a sudest di Ugliano, è la continuazione di quest'ultima,
di cui ripete la forma e la struttura e dalla quale è
separata dall'angusto stretto di Sdrelaz. Pasmano
è famosa per le coste molto frastagliate e per
il grande convento francescano di Tuconio.
L'isola ha una forma allungata e culmina con la vetta
del monte Boccoglio (m 274 s.l.m.). La popolazione
più che altro proviene dai centri continentali
della Dalmazia ed è concentrata nei centri di Pasmano,
Neviane e Bagno.
L'isola Lunga
(o Grossa)
La più foranea e allungata isola
dell'arcipelago settentrionale dalmata, che il Canale
di Eso separa dall'isola di Eso e quello di Mezzo da Ugliano
e Pasmano di fronte a Zara. Dalle Punte Bianche alla Punta
Belvedere misura 43 km di lunghezza.
Le coste rocciose sono uniformi sul lato
esterno e frastagliatissime sul fianco orientale, con
valloni profondi allungati nella direzione dell'isola
(Porto Lungo, Porto Santo Stefano, Porto Taier), e con
numerosi isolotti e scogli (isola Sferinaz, isola Rava,
isola Laudari, isola Catena, ecc.). La percorre una dorsale
uniforme e brulla di calcare, che culmina nel Monte d'Oro
(m. 236 s.l.m.) a nord e nel monte Guardia Grande (m.
338 s.l.m.) nella parte mediana, mentre declina pianeggiando
nella parte orientale.
L'isola Lunga dopo il dominio di Venezia,
passò sotto gli austriaci, nel capitanato di Zara.
In seguito entrò a far parte della Jugoslavia.
Lunga è poco abitata, il centro più importante
è Sale dell'Isola Lunga, che prende il nome dalle
antiche saline che vi si trovavano in passato. La borgata
sorge sulla costa nord-orientale dell'isola nell'omonima
insenatura. L'abitato viene menzionato per la prima volta
nel 1285,. Importante è la gotica chiesa dell'Assunzione
costruita nel XV secolo ed ampliata nel 1581. Fra gli
altri edifici ricordiamo i palazzi delle famiglie Rancici,
Guerrini e il barocco Palazzo Petriccioli.
Presso l'isola Lunga vi è l'isola
Laudara, lunga circa quattro
km, con pochi ulivi e il resto a macchia; poco oltre vi
è l'isola di Sit, lunga
quattro km e poi Zut, quasi
tutta collinosa, con la massima altezza del monte
di Zùnchio (176 m.). Zut è in parte
pietrosa e in parte ricoperta di macchia e poco abitata.
L'isola di Eso
Sorge tra le isole Lunga e Ugliano,
ha una superficie di 17,6 kmq ed è circondata da
una decine di isolette minori. Qui sono venuti alla luce
reperti archeologici di varie epoche. Gli abitanti si
dedicano all'agricoltura (ovicoltura), alla pesca e al
turismo. Gli abitati sono due: Eso Grande
e Eso Piccolo.
Eso Grande sorge sulla costa nord-orientale
dell'isola e vanta una lunga tradizione turistica. Importante
per valore storico è la chiesa di San Pietro costruita
nel 1341. Si può visitare un piccolo museo etnografico
con esemplari dell'arte del vasaio.
Eso Piccolo si trova a sud-est di Eso
Grande. Tra gli edifici monumentali ricordiamo una chiesetta
rotonda, parzialmente in rovina, che risale all'XI secolo
e una torre del Trecento.
Vicino ad Eso vi è l'isola di
Rava, lunga circa cinque km,
povera d'acqua e poco coltivata, con coeste piuttosto
accidentate specialmente nell'estremità della costa
sud ovest, dove giace il villaggio di Rava
Piccola, mentre in una piccola insenatura
della costa nord est vi è Rava,
gaio illaggio di pescatori, dominato dalla cappella della
Madonna.
L'isola Incoronata
e il suo arcipelago
Incoronata
è un'isola dell'arcipelago settentrionale dalmata,
allungata parallelamente alla costa, fra l'isola Lunga
e l'isola di Zuri, accompagnata all'esterno da numerosi
isolotti che compongono il suo arcipelago (detto Arcipelago
delle Incoronate, ora Parco Nazionale): Lovernata,
Laussa, Curbabella
ecc.
Le colture sono molto scarse e sono costituite
da qualche vigneto lungo la costa. La popolazione vive
in case sparse lungo la costa, ma ha la sua residenza
all'Isola Lunga; Incoronata manca di centri abitati e
la popolazione è per lo più originaria di
centri della Dalmazia continentale o di Lunga.