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CITTA' E PAESI DELLA VENEZIA GIULIA
Trieste (TS)



Trieste

Città capoluogo della provincia omonima e della regione Friuli-Venezia Giulia con 230.000 abitanti. È situata nella parte più interna del golfo omonimo dell'Adriatico settentrionale; l'abitato si stende ad anfiteatro lungo il litorale e sulle pendici dei rilievi carsici retrostanti in magnifica posizione panoramica.

La città romana, Tergeste, fu fondata sul pendio nord-occidentale; in età medievale ebbe un modesto sviluppo urbanistico. Una prima rilevante espansione edilizia si ebbe con il potenziamento delle attività economiche triestine, voluto dal governo imperiale d'Austria, che nel 1719 aveva istituito il porto franco, favorendone poi lo sviluppo con vari interventi; l'abitato si estese oltre l'antica cinta muraria verso nordest assumendo una regolare struttura a scacchiera con lunghe vie rettilinee e ortogonali; dei canali delle saline fu conservato solo quello mediano, debitamente ampliato e approfondito, ora adibito a porticciolo turistico in diretto contatto con il porto mercantile (Bacino di San Giorgio). Nella seconda metà del XVIII secolo si sviluppò a sud del nucleo urbano medievale un altro quartiere con caratteristiche simili a quelle dell'ampliamento urbanistico di nordest e furono potenziate le attrezzature portuali. Nel secolo scorso l'abitato si estese verso le vallate di Rozzol e di San Giovanni. Poco dopo la metà del secolo scorso, con l'apertura della linea ferroviaria Trieste-Vienna, sorse una nuova area urbana nell'immediato retroterra del Porto Nuovo e della stazione ferroviaria e furono installati nuovi impianti industriali nel Vallone di Muggia, dove in seguito fu realizzato un notevole ampliamento degli impianti portuali, fino al Vallone di Zaule. In questa zona, parallelamente all'espansione edilizia verso sud, fu creato a partire dal 1950, il porto industriale di Trieste, che si estende per circa 700 ha con impianti portuali e stabilimenti industriali.

L'attività portuale risente più di ogni altra della crisi che ha colpito negli ultimi anni l'economia triestina in conseguenza della forte concorrenza esercitata da porti meglio organizzati. Le attività commerciali e quelle industriali della città sono intimamente legate al movimento del porto e i maggiori impianti industriali sono ubicati nell'ambito dell'area portuale. I settori industriali più sviluppati sono quelli metallurgico, cantieristico, meccanico, petrolchimico, alimentare, chimico e farmaceutico; ma numerose altre aziende operano anche nei settori tessile, dell'abbigliamento, del tabacco, del legno, cartario, grafico-editoriale e dei materiali da costruzione. In fase di espansione è il movimento turistico. La città è sede universitaria e vescovile. Negli ultimi anni un notevole incremento ha avuto la funzione culturale di Trieste, con il potenziamento delle strutture universitarie, la fondazione di un Centro internazionale di fisica teorica a Miramare e la creazione di un'area per la ricerca scientifica e tecnologica sul Carso nei pressi di Basovizza.

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Storia di Trieste

Centro dei Galli Carni, fu occupata dai Romani intorno al 178 a. C. Saccheggiata dagli Istri (52 a. C.) e fortificata da Augusto (33 a. C.), fiorì sotto Traiano. Nel Medioevo fu soggetta a Odoacre (476-489), agli Ostrogoti (489-539), ai Bizantini (539-751), ai Longobardi (751-774) e quindi ai Franchi dal 787. Alle dipendenze del regno d'Italia nel corso del X secolo ed elevata a feudo vescovile da Lotario II (948), dal 1139 cominciò a darsi liberi ordinamenti comunali che si svilupparono col progressivo indebolirsi del potere dei vescovi finché, nel 1295, fu completamente libera. Nonostante l'appoggio alterno dei patriarchi di Aquileia, dei conti di Gorizia e dei duchi d'Austria, l'espansionismo veneziano la costrinse però a frequenti atti di sottomissione per cui nel 1382 preferì darsi definitivamente a Leopoldo III d'Asburgo per conservare almeno la propria autonomia amministrativa. Da allora le sue condizioni economiche andarono peggiorando e dopo una nuova guerra con Venezia (1463) decadde. Rifiorì solo nel Settecento quando Carlo VI d'Asburgo la dichiarò porto franco (1719) e Maria Teresa le concesse immunità e franchigie, istituì una borsa di commercio e una scuola nautica e cercò in ogni modo di incrementarne le industrie. Dopo una parentesi sotto la Francia, tornò all'impero austriaco che ne potenziò notevolmente il porto, le industrie e le società di navigazione. Nel 1850 ebbe uno statuto autonomo di città-provincia che conservò fino alla I guerra mondiale. Nel 1920 Trieste divenne italiana, con una provincia che si estendeva da Monfalcone fino alla selva di Piro e a Postumia Grotte. Lo sviluppo economico della città, che allora aveva tutto il suo entroterra entro i confini nazionali, fu rapido e notevole. Questa situazione di benessere durò fino alla seconda guerra mondiale.

A guerra ultimata, Trieste conobbe il più grande momento di sofferenza della sua storia. Il primo maggio 1945 le truppe di Tito entrarono nella città al grido di: "Trst je nas" ("Trieste è nostra"), mentre Togliatti comunicava ai triestini: "Lavoratori di Trieste, il vostro dovere è di accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con esse nel modo più assoluto". Fu subito marasma: il primo Ordine del Comando Supremo Jugoslavo di Trieste diceva: "Domani, 4 maggio, alle ore una di mattina tutti gli orologi vengono spostati indietro di un'ora, in modo da uniformare il tempo con quello del resto della Jugoslavia. Alla popolazione civile viene permessa la circolazione per la città dalle ore 10 alle 15. Tutti gli autoveicoli devono venir notificati, per iscritto, nel termine di cinque giorni. Ogni non ottemperanza agli ordini del Comando Città di Trieste sarà punita dai tribunali militari dell'Armata jugoslava". A Trieste, durante le 19 ore di coprifuoco "lunghe teorie di persone attraversano la città con le mani legate con filo di ferro, seguite da soldati jugoslavi con i mitra spianati" (L. Grassi). Trieste rispose all'occupazione jugoslava con una manifestazione di popolo e cinque cittadini vennero uccisi nel conflitto con gli slavi. Il 9 giugno Tito firmò un accordo con il generale Morgan che prevedeva che il territorio ad occidente della linea Trieste - Caporetto - Tarvisio e gli ancoraggi di Pola e della costa occidentale dell'Istria erano posti sotto controllo diretto degli Alleati. Il 12 le truppe jugoslave lasciarono Trieste.

Nel 1947 a Parigi fu firmato il Trattato di pace che imponeva i nuovi confini orientali per l’Italia. Esso stabiliva che Trieste non tornasse all’Italia, ma venisse creato il cosiddetto Territorio Libero di Trieste, uno stato cuscinetto che si estendeva lungo una sottile striscia di terra che dalle foci del fiume Timavo andava fino a quelle del Quieto. Il Territorio Libero era diviso in due parti, la “Zona A” (da Duino fino a Muggia) sotto l’amministrazione alleata e la “Zona B” (da Capodistria a Cittanova d’Istria) amministrata dalla Jugoslavia a "titolo temporaneo"; essa, secondo il Trattato, doveva limitarsi alla normale amministrazione con assoluta imparzialità tra i gruppi etnici, invece applicò tutti i possibili mezzi per cancellare ogni aspetto italiano nella zona.

Nel 1954 venne siglato a Londra il Memorandum che stabiliva che l'Italia riassumeva la diretta amministrazione della Zona A e la Jugoslavia quella della Zona B (su ambedue le zone permaneva incontestabilmente la sovranità italiana). Solo allora Trieste venne redenta per la seconda volta. La provvisorietà di questa soluzione venne resa definitiva solo nel 1975 quando il ministro per gli affari esteri Rumor firmò il Trattato di Osimo secondo il quale le zone amministrate diventavano rispettivi territori nazionali. L'Italia rinunciò, senza opposizioni di sorta, alla sovranità sulla Zona B in favore della Jugoslavia.

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TRIESTE; VEDUTA DEL CASTELLO DI MIRAMARE

TRIESTE; LA FOIBA DI BASOVIZZA