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CITTA' E PAESI DELLA VENEZIA GIULIA
Tolmino - la valle dell'Isonzo - la selva di Tarnova



Tolmino

Paese della media valle del fiume Isonzo posto su un'ampia conca, a 201 m s.l.m., sul più elevato di una serie di terrazzi che scendono verso il fiume, presso le ultime propaggini del Monte Nero. Dal centro dell'abitato vecchio, si diramano verso nord le vie con i quartieri moderni. Tolmino è situata in un punto strategico, essendo posta in prossimità della confluenza del fiume Idria con l’Isonzo (mentre qualche km più a est vi è la confluenza della valle della Baccia con quella dell’Idria). Essa è sempre stato un importante nodo stradale, incrociandosi le strade dell’Isonzo (verso Gorizia e verso Caporetto – Tarvisio), dell’Idria (in direzione di Idria e della Carniola transalpina) e della Baccia (verso Kranj e l’Austria). A pochi chilometri dal paese vi è la cosiddetta “Grotta di Dante”, formata da una angusta galleria che termina in una sala circolare, dove la tradizione vuole che vi abbia soggiornato Dante Alighieri.

Tolmino, che dipendeva un tempo dal Patriarca di Aquileia per mezzo del "Capitolo di Cividale", passò all'Austria dopo la Lega di Cambrai. Essa aveva notevole importanza non solo come centro di rifornimento dell'Alto Isonzo, ma anche per gli scambi commerciali del Friuli con la Carniola e la Carinzia. Il paese divenne italiano dal 1920 al 1947 (provincia di Gorizia). Il censimento del 1921 rilevò nel comune 605 italiani su 6584 abitanti. Gli italiani erano tutti accentrati nel paese, gli slavi soprattutto nella campagna. Nel 1947 Tolmino passò, con tutti i paesi del Medio e dell'Alto Isonzo, alla Jugoslavia.

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La valle dell'Isonzo

Il fiume Isonzo, con i suoi 136 km di lunghezza, è tra i più importanti fiumi dell’Italia settentrionale. Nasce a 940 m alla testata della Val Trenta da una sorgente carsica e scende con un corso tortuoso, ma orientato prevalentemente verso sud, in una valle incassata, che si allarga però nelle conche di Plezzo, Caporetto e Tolmino. A valle di Canale d'Isonzo separa i rilievi del Collio dall'altopiano della Bainsizza; poco a monte di Gorizia entra nella conca omonima, bagna Gradisca d'Isonzo e Sagrado e sfocia nel golfo di Trieste delimitando ad ovest con il suo apparato deltizio il golfo di Panzano. Suoi principali affluenti sono il Coritenza, l'Uccea e il Torre da destra; l'Idria e il Vipacco da sinistra.

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Le battaglie dell'Isonzo durante la Prima Guerra Mondiale

Le battaglie dell'Isonzo furono le undici offensive dell'esercito italiano contro le truppe austro-ungariche di Boroevic per la conquista di Trieste e della Venezia Giulia e la dodicesima lanciata dagli Austriaci.

La I e la II battaglia (23 giugno-3 agosto 1915) si concretarono in vani attacchi alle teste di ponte di Tolmino e Gorizia; la III e la IV (18 ottobre-2 dicembre) in un'offensiva sul fronte da Tolmino al mare che portò lievi progressi alle posizioni italiane; la V (1- 15 marzo 1916) fu uno sforzo dimostrativo per aiutare gli alleati in occasione dell'attacco tedesco a Verdun; con la VI offensiva (6-16 agosto), conquistato il Sabotino, la fanteria italiana attraversò l'Isonzo entrando il 9 a Gorizia; la VII (14-17 settembre), l'VIII (10-12 ottobre), e la IX (1-4 novembre) furono una serie di battaglie di logoramento sul Carso, concluse con lievi progressi italiani; la X (12 maggio-6 giugno 1917) diede un parziale successo delle truppe del generale Capello che, attaccato l'altopiano della Bainsizza, raggiunsero le pendici del monte Ermada.

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La selva di Tarnova

La selva di Tarnova è una fitta foresta che si estende su un altipiano omonimo, il quale è da sempre abitato da sloveni in pochi e poveri villaggi. Per la sua costituzione carsica l’altipiano è privo di acque superficiali, mentre numerose risorgive sboccano al piede dei ciglioni. Vi sono numerosissime doline che presentano la particolarità di essere coperte di bosco fino al fondo. Vi sono lacune caverne contenenti ghiaccio, dette di Paradana e di Preval, di difficile accesso, sfruttate fortemente per la quantità di ghiaccio in altri tempi e da tempo abbandonate. La selvaggina è alquanto scarsa; le due essenze autoctone sono l’abete ed il faggio, con qualche mistura spontanea di pino. In passato furono fatti rimboschimenti anche con larici ed aceri. La selva di Tarnova è stato teatro di combattimenti durante le due guerre mondiali.

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PANORAMA DI TOLMINO