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CITTA' E PAESI DELLA VENEZIA GIULIA
Tarvisio



La Val Canale

La Val Canale è situata a cavallo tra il Friuli settentrionale, la Carinzia, la Carniola e la Venezia Giulia. Questa valle consta geograficamente di due parti, separate dalla dolce Sella di Camporosso, che segna lo spartiacque idrografico tra il fiume Fella (tributario dell’Adriatico) e il torrente Slizza (tributario del Mar Nero). Le località della Val Canale sono: Tarvisio, Camporosso in Val Canale, Ugovizza, Malborghetto, Bagni di Lusnizza, Pontebba, Dogna, Chiusaforte (geograficamente cisalpine), Cave del Predil e Fusine in Val Romana (transalpine). La valle del Fella appartiene geograficamente alla Carnia, la valle della Slizza alla Carinzia (tranne la zona di Fusine che invece è della Carniola).

La più singolare caratteristica della Val Canale è presentata dal plurilinguismo, in quanto nella valle sono parlati, oltre all’italiano, il tedesco e lo sloveno. Il dialetto italiano della zona è il friulano, ora il più comune, ma fino agli anni Venti parlato da una percentuale della popolazione alquanto bassa (15 % circa). E’ vero che l’italiano ha conosciuto una diffusione maggiore dopo l’annessione della Valle in Italia, va però ricordato che esso è una derivazione diretta dell’idioma delle popolazioni romane della zona. A ragione si può considerare quindi la parlata italiana come quella autoctona (in quanto slavi e tedeschi sono giunti ben più tardi nella valle) e più antica della zona. Le parlate friulane sono qui presenti in varietà che possono essere considerate la diretta continuazione del friulano centrale. Il friulano è storicamente parlato soprattutto a Pontebba e nella valle del Fella.

La parlata tedesca ha origine agli inizi del Mille quando il territorio entrò a far parte dei domini del Principato vescovile della Bamberga. A partire dal sec. XIV ebbe luogo un'immigrazione tedesca che interessò soprattutto i centri di Malborghetto e dell'attuale Comune di Tarvisio (Coccau, Fusine, Rutte, Cave del Predil). L'uso del tedesco si è ridotto dopo il 1919 con l'arrivo di altri italiani nella valle. Le varie parlate rispecchiano le condizioni idiomatiche d'oltre confine, ovvero della Carinzia.

Gli idiomi slavi sono presenti a Camporosso, a Ugovizza ed in altri centri minori e sono di tipo sloveno. Per la dialettologia slovena le parlate della Val Canale appartengono al gruppo più vasto dello zegliano (in sloveno ziljsko), ossia della varietà occidentale dello sloveno carinziano, permeato dall'elemento tedesco. Il lessico del dialetto sloveno, è caratterizzato dall'interferenza con gli idiomi italiani e germanici. L'influsso tedesco sullo sloveno della Val Canale è però superiore a quello italiano.

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Tarvisio

Tarvisio è la località principale della Val Canale; essa costituisce un importante nodo stradale dove si incontrano strade che provengono dal Friuli, dalla Venezia Giulia, dalla Jugoslavia e dall’Austria. Una delle prime testimonianze storiche che ci parlano di Tarvisio risale al 1219. La Valcanale apparteneva al Vescovo di Bamberga fin dall'anno 1006 e nel 1219 il vescovo Eckbert invitò suo fratello Bertoldo - Patriarca di Aquileia - a visitare i suoi domini allo scopo di farvi immigrare delle popolazioni friulane e venete. Il Patriarca accettò l'invito e venne con grande seguito fino a "Tarfiis in Canaal". Il suo nome divenne in seguito "La Trevisa". Le sue fiere godevano nel medioevo di molti privilegi e vi ebbe sviluppo l’industria del ferro, che attirò coloni tedeschi. Nel quindicesimo secolo si accentuò in Tarvisio la presenza di popolazioni di lingua tedesca (nome tedesco: Tarvis), tant'è che all'inaugurazione della Chiesa, avvenuta nel 1445, l'iscrizione sul portale principale venne fatta in tedesco ed in caratteri gotici. Nel 1759 Tarvisio passò sotto l'amministrazione della casa d'Austria che vi rimase fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Tarvisio e la Val Canale entrarono a far parte dell’Italia nel 1920. Lo spostamento del confine dal torrente Pontebbana alle soglie di Coccau, di Racchia (o Radice - in slavo: Ratece) e al Passo del Predil avvenne con i trattati di San Germain (10 settembre 1919) per il confine con l'Austria, e di Rapallo (12 novembre 1920) per il confine con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Il distacco di Tarvisio dall'Austria affievolì i rapporti tradizionali tra i centri della Val Canale e la Carinzia, aumentando però quelli col Canal del Ferro ed Udine. Nel periodo interbellico Tarvisio vide consolidarsi il turismo grazie allo sviluppo anche degli sport invernali. Dopo un accordo italo-tedesco, nel 1939 il grosso della popolazione di lingua tedesca abbandonò la Val Canale italiana per unirsi all'Austria del Reich. La sconfitta dell'Italia nel 1945 portò i confini ad un nuovo rimaneggiamento. La Jugoslavia, durante gli ultimi mesi di guerra, avanzò pretese pure in questa direzione, vista la minoranza slovena presente sul territorio della Val Canale. Esse assunsero una forma ufficiale grazie al memorandum del ministro degli esteri jugoslavo Kardelj del 18 settembre 1945, col quale la Jugoslavia chiedeva la cosiddetta “Slavia Veneta”, una parte della pianura friulana orientale, le valli del Torre e tutta la Val Canale. Per controbattere queste richieste l'Italia presentò il 20 agosto 1946 un suo memorandum nel quale, a proposito del Tarvisiano, si impegnava a garantire la costruzione della più volte progettata ferrovia del Predil tra Tarvisio e Gorizia. La conferenza si chiuse il 10 febbraio 1947 per fortuna senza modifiche al confine, ma per molti anni i rapporti con lo stato jugoslavo furono quasi nulli.

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Camporosso in Val Canale

Camporosso è l’ultimo paese cisalpino della Val Canale. Esso fu dapprima stazione romana, in seguito nel VII secolo dopo Cristo fu soggetta ad invasioni slave che si stanziarono nel paese (nome slavo: Zabnice). Nel 1360 venne edificato il Santuario di Lussari, il più importante della valle. Nel quindicesimo secolo fu soggetta a violente invasioni turche. Durante il periodo napoleonico nel paese avvennero scontri fra truppe austriache e francesi. Il basso spartiacque di Camporosso, facile accesso per eventuali eserciti invasori, fece sì che la località fosse una zona perennemente esposta alla possibilità di scontri armati. Seguì poi le medesime sorti di Tarvisio.

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Ugovizza

Ugovizza è un centro prevalentemente agricolo. E’citata per la prima volta in documenti medievali e vanta una tra le chiese più antiche della vallata. Ugovizza si trova in una posizione privilegiata da un punto di vista paesaggistico, sorgendo di fronte al bastione del Nebria (1207 m), il quale si erge dal greto del Fella per 400 m. Il paese ha subito nelle varie epoche più distruzioni dovute ad alluvioni, come quella del 1903. Ha subito bombardamenti durante la Prima Guerra Mondiale.

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Malborghetto

I primi documenti sulla fondazione di Malborghetto risalgono al XII secolo, quando si fa riferimento all'inaugurazione della prima chiesa di "Bomborghetto". Agli inizi del 1500 ci fu la presenza di nobili famiglie dell'area veneta; è infatti di questo periodo la costruzione del Palazzo Veneziano. In seguito il paese passò nel 1759 dal Vescovado di Bamberga all'Impero Austro-Ungarico. Durante l'occupazione francese, per bloccare l'accesso alla Carinzia attraverso le valli del Fella e dell'Isonzo, vennero progettati dagli austriaci gli sbarramenti carinziani di Malborghetto e di passo del Predil. La loro costruzione ebbe inizio lentamente sin dalla fine del '700 ma si concretizzò nel 1808 e già nell'anno successivo essi furono assaliti e conquistati dalle truppe francesi. In quest'occasione le truppe austriache al comando del capitano Frederich Hensel riuscirono momentaneamente a tenere testa alle truppe francesi, tanto che gli storici austriaci definirono il forte stesso le "Termopili carinziane o austriache". Dopo il congresso di Vienna del 1815 la valle ritornò all'Austria. Le sue cattive condizioni economiche andarono sempre più migliorando favorite dalla costruzione della ferrovia nel 1879. Nel 1918 la Valcanale passa dall'Austria all'Italia. Il Comune di Malborghetto-Valbruna nasce ufficialmente nel 1928 in seguito alla fusione del Comune di Ugovizza-Valbruna con quello di Malborghetto.

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Bagni di Lusnizza

Lusnizza (toponimo tedesco: Lussnitz) è un villaggio composto da due borgate presso il Comune di Malborghetto-Valbruna che hanno come riferimento la chiesetta di S. Gottardo, posta in un campo al centro tra le due frazioni. Questo luogo diventa noto alla fine del diciannovesimo secolo per il richiamo turistico-termale grazie alle acque solforose che scaturiscono dal Rio del Solfo.

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Pontebba

Già nel II sec. d.C., documenti e testimonianze storiche confermano l'esistenza di una dogana a Pontebba; un ruolo importante e strategico che il paese ha saputo sviluppare nei secoli con l'incremento dei traffici internazionali dai quali ha tratto vantaggio anche l'economia locale. Punto di riferimento e caratterizzante per il paese è lo storico ponte che attraversa il torrente "Pontebbana" sul quale era posto il confine medievale tra il patriarcato di Bamberga e la Repubblica Veneta, che
dopo la fine della III guerra d'Indipendenza (1866), divenne il confine tra l'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia. La parte al di qua della Pontebbana si chiamava “Pontebba”, mentre al di là del ponte vi era il paese di Pontafel. Le due località vennero riunite nel 1918, quando tutta la Val Canale entrò a far parte dell’Italia.

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Dogna

Storicamente, il nome Dogna, secondo alcune interpretazioni, è di origine slava. “Dolenij” significa infatti "situata o posta in basso"; questa interpretazione è avvalorata dal fatto che nel VII e VIII secolo d.C. degli Slavi invasero le valli del Fella insediandosi oltre che a Resia, anche a Raccolana e a Dogna. In ogni caso, le origini del nucleo abitato sono quasi del tutto sconosciute.

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Chiusaforte

Chiusaforte è posta all’imbocco di una strozzatura naturale. Nel medioevo i Patriarchi di Aquileia vi fanno costruire una fortezza (la Chiusa da cui il nome Chiusaforte) con la quale imponevano il pagamento di un pedaggio a chi transitasse nella zona.All'inizio del ventesimo secolo, lungo la frontiera tra Austria-Ungheria ed Italia viene costruita una catena di opere difensive. Tale catena, denominata fortezza Alto Tagliamento e comprendente i forti di Chiusaforte, del monte Festa, del monte Ercole e di Osoppo, doveva sorvegliare le valli del Tagliamento e del Fella. Le opere, costruite tra il 1908 ed il 1913, dopo l'ingresso dell'Italia nella prima Guerra Mondiale vennero disarmate ed abbandonate. Solo Chiusaforte ed il monte Festa rimasero parzialmente efficienti. In seguito alla rotta di Caporetto il forte di Chiusaforte resistette a lungo agli attacchi avversari.

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Cave del Predil

Il paese di Cave del Predil si trova a circa 9 Km a sud di Tarvisio, lungo la valle del Rio del Lago. Il toponimo è medievale e fu coniato dai veneziani per indicare le cave presenti in prossimità del paese. Fonti storiche testimoniano l'attività estrattiva a partire dall'inizio dell'undicesimo secolo, ma è possibile che il piombo qui presente fosse estratto già in tempi preromani; l'utilizzo di manufatti composti da tale metallo è segnalato infatti in tale zona fin dall'800 a.C. Il primo documento ufficiale che si riferisce esplicitamente all'attività estrattiva è dell'anno 1327, quando l'imperatore Federico il Bello concesse il permesso di estrazione ad un consorzio di minatori di Tarvisio. Nel 1399 gli abitanti di Cividale ricostruirono la strada tra Caporetto e Tarvisio passando proprio per Cave, ricalcando il percorso di una vecchia strada romana. Nell’Ottocento la proprietà delle cave passa all'erario Austriaco ed ai Conti Henckel Von Donnersmark.

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Fusine in Valromana

Il nome "Fusine" nel dialetto friulano significa appunto fucina, fabbrica, opificio, e deriva probabilmente dalla ricchezza di ferro di tutta la vallata. Secondo altri invece tale nome risalirebbe ai tempi delle dominazioni carolinge che si sarebbero insediati nella valle loro assegnata dai discendenti di Carlo Magno. Un tempo questo territorio faceva parte non della Carinzia, ma della Carniola ed il vasto pianoro apparteneva al vicino paese di Racchia.
Passata la signoria in mano ai conti Cilli, si ha la costruzione, nel 1431, del castello di Weissenfels, per merito del conte Federico II, sul monte ora detto Castello e sul quale sono visibili ancora le rovine. Ma nel 1456 la Signoria, per l'estinzione dei conti Cilli, cambia padrone e diviene proprietà degli Asburgo. Dopo la prima Guerra Mondiale, nel 1918, l’abitato venne annesso all'Italia.

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