Città della Dalmazia meridionale,
posta su una penisola della costa che chiude a sud una
ben riparata baia. Situata al capolinea della ferrovia
proveniente da Zagabria, è dotata di un attrezzato
porto turistico e commerciale, collegato alle vicine isole
e alla città di Pescara e di Ancona. La città
è il maggior centro della Dalmazia, contando 189
mila abitanti.
L'origine di Spalato è legata
al palazzo fattovi erigere da Diocleziano (secolo III
d. C.) nella cui cinta fortificata trovò rifugio
nel 615 la popolazione di Salona rasa al suolo dagli Avari.
Soggetta a Bisanzio, nel 925 fu sede dell'assemblea dei
metropoliti dalmati eredi della Chiesa autocefala di Salona
che però nel 1060 fecero atto di sottomissione
alla Chiesa di Roma. Nel 1102 la città entrò
a far parte del regno d'Ungheria, poi nel 1420 passò
poi sotto il dominio veneziano. Il Trattato di Campoformido
(1797) la assegnò all'Austria-Ungheria cui rimase
- salvo la parentesi napoleonica - sino al termine della
I guerra mondiale (1918). L'amministrazione della città
rimase italiana fino al 1882; i dati del censimento austriaco
del 1880 conteggiavano 5280 italiani, mentre in quello
del 1890 essi erano scesi solo a 1969, per poi calare
ancora fino a 1046 nel 1900 (8 % circa della popolazione).
Ciò è macroscopicamente falso, in quanto
nel 1920 dopo il Trattato di Rapallo furono raccolte circa
8000 firme (autenticate) di italiani spalatini che richiedevano
l'annessione della città di Spalato all'Italia.
Nel 1941 Spalato fu occupata dalle truppe
italiane e, con Regio decreto - legge 18 maggio 1941-XIX,
n. 42 – divenne una provincia d'Italia. Dopo l’8
settembre 1943 venne assediata dai partigiani di Tito,
i quali restarono nella città per diciassette giorni.
Il 18 settembre, con un manifesto i titini annunciarono
che il Tribunale militare aveva condannato a morte ventidue
persone e che la sentenza era già stata eseguita.
Il 23 settembre un secondo avviso annunciava la fucilazione
di altre sette persone. I tedeschi superarono la resistenza
partigiana il 27, ed il primo ottobre a Treglia decimavano
gli ufficiali della divisione “Bergamo” per
aver trattato con partigiani ed aver loro ceduto armi
e magazzini; quarantasette furono fucilati. Il 9 ottobre,
Maria Pasquinelli, insegnante
a Spalato, otteneva dal Comando Piazza tedesco di procedere
alla riesumazione ed al riconoscimento delle salme dei
condannati a morte dal Tribunale militare partigiano.
Dalla prima fossa, che secondo gli avvisi doveva contenere
ventidue cadaveri, ne vennero esumati trentanove. Dalla
seconda fossa, al posto delle sette salme, vennero dissepolte
ventiquattro. In una terza fossa, della quale nessuno
aveva dato notizia, furono trovati i corpi di quarantadue
fucilati. I morti complessivamente ammontavano a centoquindici.
Non è stato possibile precisare il numero di coloro
i cui corpi non vennero mai trovati. Il Capo gabinetto
del Prefetto di Spalato, dottor Scrivano, asserì
di aver visto prelevare notte tempo, dal carcere dove
era detenuto, non meno di duecentocinquanta persone. Da
una indagine, effettuata dopo la guerra, si sono potuti
individuare “nominativamente” nella zona di
Spalato - Traù 53 civili e 43 guardie di pubblica
sicurezza uccisi dai partigiani. Ma ancor prima dell'8
settembre la pubblica sicurezza aveva avuto 6 morti, i
carabinieri 10, e la guardia di finanza 15. In seguito
gli italiani rimasti emigrarono, segnando la fine della
plurisecolare italianità di Spalato. A tutt'oggi
la comunità degli italiani ammonta ad una ottantina
di persone.
Spalato: l'arte
Il più celebre monumento di Spalato
è senz'altro il Palazzo di Diocleziano,
costruito tra il 293 e il 305 d.C. con la pietra calcarea
proveniente dalla Brazza e da Traù. A pianta trapezoidale
tendente al quadrato, ha i lati volti quasi esattamente
verso i quattro punti cardinali; in ognuno di essi vi
è una porta. Le quattro porte sono denominate:
Porta Ferrea ad ovest, Porta Aurea a nord, Porta Argentea
ad est e Porta Aenea a sud, la quale in passato dava sul
mare. Suddiviso in due porzioni dal Decumano che collegava
la Porta argentea alla Porta ferrea, nella parte meridionale
si trovava la residenza dell'imperatore, mentre in quella
settentrionale vi erano i locali del seguito e dei militari.
Di particolare interesse sono le mura di difesa esterne,
le torri angolari, il Peristilio, l'ex Mausoleo imperiale
(ora cattedrale di San Doimo), il piccolo tempio di corte,
il Vestibolo nonché i sotterranei del palazzo.
Un acquedotto, restaurato ed in parte ricostruito dal
podestà Baiamonti nel 1880 e che oggi fornisce
l'acqua potabile al centro di Spalato, conduceva l'acqua
dalla sorgente del fiume Giadro fino al palazzo.
Dopo la devastazione di Salona da parte di Avari e Slavi
nel 614, gli abitanti di quest'ultima trovarono rifugio
all'interno del palazzo, che di fatto venne trasformato
in una piccola cittadina. Il Mausoleo venne tramutato
nell'odierna cattedrale, mentre il tempio di corte divenne
il battistero di San Giovanni. A lato della cattedrale
fu costruito il maestoso campanile, risalente al XIII
secolo. La cattedrale, ottagonale all'esterno e circolare
all'interno, è posta su un maestoso podio. Restaurata
più volte, ha un elegante portale ad opera dello
scultore Andrea Buvina, mentre all'interno si può
ammirare la "Flagellazione di Cristo" di Giorgio
Orsini.
A Spalato vi sono numerosi palazzi in stile gotico, tra
cui si ricorda il Palazzo Cambi, il Palazzo comunale con
la Loggia del XV secolo e il Palazzo D'Agubio. In stile
tardo-rinascimentale venne costruito il Palazzo Milesi,
posto nella Piazza delle erbe, con un bel picchiotto e
la cosiddetta ottagonale Torre di Ervoia; il palazzo attualmente
ospita un salone espositivo dell'Accademia delle arti
e delle scienze. Infine, da ricordare in stile barocco
i palazzi Tartaglia e Cindro nonché la chiesa di
San Filippo del XVIII secolo e l'ottocentesco Palazzo
Bajamonti, posto sulla riva.
Salona
E' la romana Salonae, ai piedi
del monte Caprario e sulla destra del fiume Giadro.
Probabilmente colonia greca dal IV secolo a. C., venne
occupata dai Romani nel 119 a. C. All'epoca dell'imperatore
Augusto divenne colonia, dopodiché venne elevata
a capitale della provincia di Dalmazia. Prosperosissima
e assai popolata durante il III secolo, dette a Roma gli
imperatori: Claudio II, Aureliano, Probo e Diocleziano.
Diffusovi il Cristianesimo alla fine del III secolo d.
C., ebbe come primo vescovo San Doimo. Danneggiata dai
goti nel 535, venne in seguito distrutta nel 614 dagli
Avari e dai Croati.
La città nel suo massimo sviluppo era suddivisa
in tre parti; la più antica (Urbs vetus)
di forma trapezoidale, alla quale si aggiunse dapprima
la parte occidentale (Urbs occidentalis), a cui
appartengono le maggiori costruzioni come l'Anfiteatro,
il Teatro, il pretorio e gli acquedotti, ed in seguito
la porzione ad est (Urbs orientalis). Alla città
romana, fornita di varie necropoli (tra cui il cosiddetto
Orto di Metrodoro), terme, edifici e opere d'arte,
si sovrappose dal III secolo la città cristiana,
che si espanse fino alla conquista slava e divenne un
importante centro per la vita spirituale e culturale dell'alta
cristianità, ornato di sontuosi edifici e con estesi
cimiteri. La conoscenza della storia del Cristianesimo
primitivo ha avuto un grande contributo grazie alle scoperte
avvenute a Salona.
Di particolare interesse sono: l'Anfiteatro, risalente
al I secolo d.C. e costruito con una capacità di
ventimila spettatori, al quale, come a Pompei, si appoggiavano
le mura urbiche. Il Teatro, del diametro di 45 metri,
di cui è particolarmente interessante la scena,
con una grande nicchia nel mezzo. Le rovine della Basilica
urbana, del IV secolo d.C. di cui rimangono le imponenti
colonne e i pavimenti musivi. Le terme del II secolo,
dove si riconoscono ancora il calidarium e gli
apoditeria. La necropoli di Manastirine,
cioè il Coemeterium legis sanctae christianae,
il più importante dopo le catacombe di Roma, rinvenuto
nel 1875. Infine la Necropoli di Marusinaz (Coemeterium
Sancti Anastasii), con i resti della basilica omonima.
Oltrepassato il fiume Giadro si trovano le fondamenta
della Chiesa di Santa Maria a Salona, che mostrano una
basilica a tre navate divise da pilastri quadrati e preceduta
da un atrio; in esso fu trovato il sarcofago della fondatrice
della chiesa, la regina croata Elena, figlia di Tomislao
e moglie del re Cresimiro.
Clissa
Percorrendo la via che da Spalato conduce
a Signo, lasciati i paesi di Venezia Piccola
sul litorale, Salona e Maravinze,
salendo fortemente verso la montagna, si giunge alla fortezza
di Clissa. Situata nei pressi
del valico montano tra i monti Caban e Monsor, con un
panorama mozzafiato, per la sua posizione strategica è
abitata da tempi antichissimi. La fortezza cambiò
più volte padrone: appartenne prima agli ungheresi,
poi ai turchi, quindi a Venezia. La moschea di Clissa
venne trasformata in una chiesa, che venne dedicata a
San Vito.
Signo
Nell'entroterra dalmata, su un altipiano
attraversato dal fiume Cèttina, sorge Signo,
importante centro agricolo e turistico. Nel medioevo la
città si sviluppò su una collina, nel punto
in cui sorgeva un castello romano di nome Osinium.
Nel XIV secolo venne costruita la fortezza medievale;
nel 1524 Signo fu conquistata dagli ottomani e nel 1686
venne liberata dai Veneziani. I Turchi cercarono di riconquistarla
nel 1715, ma invano; gli abitanti di Signo riuscirono
a sconfiggerli in una cruenta battaglia. Per questa vittoria
i signani celebrano ogni anno il 18 agosto la caratteristica
giostra dell'anello. In essa i cavalieri si lanciano
al galoppo e in piena corsa tentano di infilare con la
punta della lancia un cerchio fermo appeso da una corda
e composto da due cerchietti interni. I cavalieri indossano
uniformi secentesche, le stesse indossate dai signani
che combatterono contro i turchi.
A Signo vi è anche un convento di frati francescani
di fondazione veneziana, una fortezza eretta dal provveditore
generale Paolo Boldu e vari edifici antichi con il caratteristico
leone marciano.
Nei dintorni di Signo, precisamente a Equo
Sinozio, vi è un convento di francescani
con una vasta biblioteca contenente più di duemila
volumi e un piccolo museo locale. Più a est vi
è il paese di Isola di Signo,
pittoresco aggruppamento di casolari, presso il quale,
nel luogo detto Smerdovo (che significa "puzzolente"),
vi è una sorgente solforosa. Qui, secondo la tradizione,
San Giorgio tagliò la testa al drago e la gettò
nel lago; da allora ne esala il puzzo.
Infine, a pochi kilometri da Signo, sulla strada che conduce
a Dernis, sotto il monte Planina (961 m. s.l.m.), vi è
il piccolo paese di Mucci Superiore
(detto anche San Pietro). In questo luogo al
tempo dei romani sorgeva il castro militare di Andetrium.
Nei pressi vi sono le fondamenta della chiesa di San Pietro
sul cui architrave vi è un'iscrizione risalente
all'anno 888.
Verlicca
Lungo l'alta valle del fiume Cèttina
sorge il paese di Verlicca,
situato ai piedi di una collina con una fortezza. Appartenne
all'Ungheria e poi nei Turchi; nel 1687 fu conquistata
da Venezia. La fortezza attualmente è in rovina
e probabilmente, ai tempi della Serenissima, faceva parte
di un unico sistema di fortificazione con quelle di Tenin,
Signo, Vergoraz, Imoschi e Liubischi. Da Verlicca si può
visitare la cascatella di Gariago, costituita
da molti zampilli e che a suo tempo faceva funzionare
parecchi mulini. Dirigendosi verso Tenin si giunge alle
tre sorgenti della Cettina, rinomate per le trote; nei
loro pressi vi sono le rovine della chiesa di San Salvatore;
poco dopo c'è l'ingresso ad una grotta, formata
da varie caverne ricche di stalattiti e di stalagmiti.
Infine, lungo la strada da Verlicca a Signo si incontrano
prima il monastero di Dragovich e poi il paese di Ervazza,
nella cui chiesa vi è una bella Mater dolorosa,
di autore ignoto.