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CITTA' E PAESI DELLA VENEZIA GIULIA
Pola (PO)



Pola

Pola è con i suoi 56 mila abitanti la maggiore città dell'Istria. Essa è situata nella parte più interna dell'omonima ben protetta insenatura, che ne fa uno dei porti più sicuri dell'Adriatico.

Colonia illirica intorno al sec. V a. C., passò ai Romani nel 177 a. C. e divenne colonia per volontà di Augusto. Porto di notevole rilievo commerciale, Pola costituiva lo sbocco ai prodotti del retroterra istriano. Col disgregarsi dell'Impero accrebbe la propria autonomia passando poi ai Bizantini (sec. VI) sotto il dominio dei quali conobbe un nuovo periodo di prosperità, accresciuta dall'autonomia che le venne concessa nell'ambito dell'esarcato di Ravenna e che nel 1177 si tradusse nella costituzione di un municipio. Annessa nel 1334 ai domini di Venezia, partecipò alle lotte che la opposero a Genova nel 1351 e nel 1378. In seguito al Trattato di Campoformio, nel 1797 passò all'Austria. Occupata dai Francesi tra il 1806 e il 1814, dopo la fine del periodo napoleonico tornò agli Austriaci che ne trasformarono il porto in una possente base navale. Alla fine della I guerra mondiale fu occupata da forze italiane; nel 1920 fu oggetto dell'accordo firmato a Rapallo dal ministro degli Esteri italiano Sforza e dal suo omologo iugoslavo Trumbic, in seguito al quale passò formalmente all'Italia. Il censimento del 1921 rilevò le seguenti presenze: abitanti 49.323, di cui: italiani 41.125 e slavi 5.420. La città sotto il Regno d'Italia conobbe un periodo fiorente e tranquillo fino alla seconda guerra mondiale.

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Il calvario di Pola

Il calvario di Pola inizò il primo ottobre 1943, quando il gaileutier Federico Reiner proclamò l'Adriatisches Kustenlad ("Litorale Adriatico") con sede a Trieste che comprendeva le province del Friuli, Gorizia, Istria, Fiume e Lubiana prefigurando un'annessione al Reich in caso di vittoria tedesca. A Pola venne nominato prefetto Ludovico Artusi e vice prefetto il croato Bogdan Mogorovic. Il 9 gennaio 1944 un'incursione aerea alleata su Pola scaricò quintali di bombe sulla città istriana. Il risultato fu à devastante sia per gli edifici che le persone: 77 i morti ed 82 i feriti. Il 3 maggio 1945 gli slavi occuparono Pola ad eccezione di un piccolo triangolo che va dalla penisola Stoja, al forte Musil e la Fabbrica Cementi. Questa prima occupazione durò poco più di un mese sino al 12 giugno. In seguito la città fu occupata dalle truppe alleate. I polesani seguivano intanto con angoscia le notizie sulla definizione del confine orientale d'Italia. Il 22 marzo 1946 a Pola si svolse una imponente manifestazione per proclamare agli esperti inter-alleati la ferma volontà di restare italiani, vi parteciparono oltre 20 mila persone. Il 9 maggio, presso il liceo "Carducci", si riunì per la prima volta il Comitato Cittadinio Polese presieduto dal prof. Attilio Craglietto che riaffermava "i Principi dell'autodecisione dei popoli". Il 26 e il 27 giugno fu indetto un grande sciopero per protestare contro la ventilata annessione slava. Grandissima fu la partecipazione popolare. Il 15 agosto 1946, divenuta definitiva la proposta della cosiddetta "linea francese" che assegnava quasi tutta l'Istria alla Jugoslavia, gli italiani diedero l'addio ufficiale alla città di Pola. La sera riempirono l'Arena illuminata. Il pubblico piangendo esplose nel canto "Va pensiero" in un tribudio di bandiere. Il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, durante una manifestazione della società sportiva remiera "Pietas Julia" che aveva richiamato moltissimi polesani, 19 mine seppellite nella sabbia e collegate tra loro esplosero dilaniando i presenti, circa un centinaio le vittime i cui corpi smembrati vennero poi disseminati in mare e nella vicina pineta. Il Tribunale alleato affermò che "l'esplosione non potè essere accidentale".

Il 23 dicembre 1946, nel mezzo del gelido inverno, ebbe inizio l'esodo da Pola tramite la nave Toscana. Il piroscafo, che poteva portare 2.000 persone alla volta, fece 12 viaggi. La Jugoslavia dichiarò i beni degli italiani o nazionalizzati o confiscati. Il 10 febbraio 1947, data della firma del Trattato di pace, trovò Pola in lutto: sugli edifici e sulle finestre sventolava la bandiera italiana a mezz'asta. Un'insegnante fiorentina, Maria Pasquinelli, uccise il generale inglese De Winton, come protesta contro gli alleati per il sacrificio della Venezia Giulia. Intanto la gente abbandonava la città, lasciando aperte le porte delle case in segno di augurio. Il 20 marzo 1947 fu effettuato l'ultimo viaggio del "Toscana", che concluse l'esodo degli italiani da Pola. Venne trasportata anche la salma di Nazario Sauro, inpiccato dagli austriaci 31 anni prima. Il 15 settembre, data dell'entrata in vigore del Trattato, gli slavi, che bivaccavano nella periferia, irruppero nella città deserta.

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La provincia di Pola o dell'Istria

La soppressa provincia di Pola comprendeva la quasi totalità della penisola istriana, essendo la parte orientale provincia di Fiume. L'Istria è una regione peninsulare che si allunga a forma di triangolo nel Mar Adriatico tra il golfo di Venezia e il Quarnaro. La base della penisola, stretta tra i golfi di Trieste a nordovest e di Fiume a sudest, è tracciata dalla valle della Rosandra e dal solco del Castelnovano. L'Istria è un altopiano prevalentemente calcareo, interessato da diffusi fenomeni carsici, in cui si possono distinguere tre subregioni: Istria Bianca, comprendente il cuore del Carso e così detta dal colore delle rocce che vi affiorano; Istria Gialla (o Grigia), estesa dal golfo di Trieste al Quarnaro, caratterizzata da rocce argillose; Istria Rossa, nella sezione occidentale tra capo Salvore e capo Promontore, in cui prevalgono appunto le terre rosse. Le coste sono rocciose e articolate in "canali" e "valloni", come quelli di Muggia, Capodistria, Pirano, Porto del Quieto, Leme, che rappresentano i tronchi inferiori di antiche valli fluviali sommerse. Il clima è di tipo mediterraneo lungo le coste, continentale freddo all'interno; su tutta la penisola soffia spesso, d'inverno, la bora. La popolazione, che si addensa in prevalenza nella fascia costiera occidentale, è dedita all'agricoltura (vite, olivo, cereali, frutta), all'allevamento ovino e bovino, alla pesca, allo sfruttamento dei giacimenti minerari (bauxite a Rovigno, carbone ad Arsia) e all'estrazione di sale marino (Sicciole); l'industria, attiva nei settori alimentare, del tabacco e meccanico, è concentrata a Pola e a Capodistria. Ben sviluppato è il turismo balneare. Oggi amministrativamente l'Istria è divisa tra le repubbliche di Croazia e di Slovenia; solo l'estrema sezione nord-occidentale (Muggia) è costituita da una parte della provincia di Trieste. E' in progetto la formazione di una "Euroregione Istria", ossia di un'entità sovranazionale nell'Unione Europea dove vengano valorizzate le culture italiana, slovena e croata.

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L'ARENA DI POLA