Cittadina costiera dell'Istria, posta
su una bassa lingua di terra a forma di penisola rettangolare
tra Porto Quieto e il Canale di Leme. Centro d'origine
romana, conserva quasi inalterata l'antica pianta; da
occidente a oriente l'attraversa il Decumano massimo (o
Strada Grande), che incrocia ad angolo retto il Cardine
Massimo. Parenzo è celebre, nell'arte, soprattutto
per la sua basilica Eufrasiana,
uno dei più notevoli edifici del secolo VI. Secondo
la tradizione, il vescovo Eufrasio fece costruire sulla
casa di San Mauro, primo vescovo e martire di Parenzo,
questa basilica a tre navate, divise da 18 colonne di
marmo greco. E' la patria dello scultore Donato Parentino.
Parenzo fu un municipio romano. Passò in seguito
sotto gli ostrogoti, a cui successero i bizantini, i longobardi,
i franchi e il patriarcato di Aquileia, fino a divenire
possesso della Repubblica di Venezia nel 1267. Nel 1354
fu devastata dai genovesi, in seguito la peste bubbonica
decimò la popolazione che si ridusse solo a 150
abitanti. Nel 1797 appartenne all'Austria; nel 1861 divenne
capoluogo dell'Istria, e sede della dieta edella giunta
provinciale. Dal 1918 al 1945 fece parte dell'Italia (provincia
di Pola). Il censimento del 1921 rilevò 9309 italiani
su una popolazione di 12252 abitanti. Tra il 20 e il 22
settembre 1943 i partigiani slavi entrano a Parenzo. Novantaquattro
persone vengono arrestate a Parenzo, e nei paesi di Villanova
e a Torre. Senza processo vengono legate con filo di ferro
e gettate nelle Foibe di Vines, Zupoliano, Gimino e Surani.
Lanuova venuta degli slavi nel 1945 provocò l'esodo
totale della popolazione. Dei 4500 abitanti del centro
cittadino sono rimaste solamente circa cento persone.
Pisino
Cittadina situata nella parte centrale
dell’Istria, a 262 m s.l.m. L’abitato è
costruito intorno all’orlo semicircolare della Foiba
e nella conca che si estende ad est e sudest di questa.
La Foiba è un caratteristico avvallamento carsico,
in fondo al quale si inabissa il torrente Foiba, limitato
dal lato orientale, dove è l’abitato di Pisino,
da una parete a picco di circa 130 m. Il paese ha pochi
monumenti; il duomo di San Nicolò, fondato nel
1266 e rifatto nel Settecento, col campanile di tipo veneziano;
interessante è il castello, di cui alcune parti
risalgono al Duecento. Storicamente Pisino e il suo territorio
appartennero a vari signori, come i Montecuccoli
di Modena che tennero il castello fino al 1848. Sotto
l’Austria Pisino fu la capitale amministrativa dell’Istria.
Mediante un’artificiale formazione del comune, il
governo austriaco riuscì nel 1890 di far cadere
il municipio in mano agli slavi, ma gli italiani difesero
la città sempre con ardore. Nel 1899 l’istituzione
di un ginnasio croato provocò una superba manifestazione
di italianità in tutta la Venezia Giulia. Dall’ambiente
patriottico di Pisino uscì Fabio Filzi. Nel 1920
Pisino fece parte della provincia di Pola; il censimento
del 1921 conteggiava 8611 italiani su 18091 abitanti.
Durante l'ultima guerra si sono svolti durissimi combattimenti
tra i tedeschi e i partigiani slavi. La città ha
subito feroci rappresaglie, incendi, bombardamenti. Molti
patrioti istriani sono stati condotti a Pisino ed in seguito
sono stati massacrati nelle foibe. Nel 1947 entrò
a far parte della Jugoslavia di Tito.