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NIZZA, MONACO E TERRITORI MINORI



Nizza, Monaco e territori minori

Lo spartiacque alpino a nord del monte Pelat (che si trova in Francia, a sud ovest del Colle della Maddalena) è determinato dai geografi in maniera univoca. Invece, a sud di esso, taluni dividono la Regione geografica italiana da quella francese per una linea che lascia alla Francia il bacino del fiume Varo e all’Italia quella del Roja, ponendo i limiti della costa ligure al paesino della Turbia, vicino Monaco; i più invece fanno ricomprendere nell’Italia anche tutto il bacino del Varo, includendo nell’Italia geografica anche la città di Nizza. Il confine geografico quindi sarebbe molto prossimo a quello storico della Contea di Nizza, territorio appartenuto agli stati italiani dal Medioevo fino al 24 marzo 1860, quando fu ceduto da Camillo Benso conte Cavour alla Francia di Napoleone III in seguito al Trattato di Torino.

Fino ad allora, Nizza (denominata “Nizza Marittima” per la vicinanza alle Alpi Marittime, oppure “Nizza di Provenza” per la parlata franco-provenzale della città) era una provincia del Regno di Sardegna come Torino, Alessandria, Cuneo, ecc., sotto la sovranità dei Savoia. Il territorio della Contea includeva anche l’odierna provincia di Imperia (allora Porto Maurizio) e aveva tre distretti: Nizza Marittima, Sanremo e Porto Maurizio. In essa vi era il piccolo stato di Monaco, governato da secoli dalla nobile famiglia ligure Grimaldi, il quale fino al 1848 comprendeva anche le cittadine di Mentone e Roccabruna.

Nella cartina allegata si può vedere la differenza tra il confine occidentale della Contea di Nizza con lo spartiacque geografico; alcuni paesi geograficamente italiani ma già politicamente francesi, come ad esempio Mas, erano già stati savoiardi fino al 1713, anno in cui i confini tra i due stati furono leggermente ritoccati.

Stilare una descrizione etnico-linguistica della zona non è semplice; fino al 1860 non vi sono mai stati censimenti che distinguessero tra francesi ed italiani, anche perché la lingua francofona di questa zona non era il francese ma il franco-provenzale. Ad ogni modo, da testimonianze e documenti dell’epoca si evince che nei paesi ad est della Turbia (compresa Monaco) il dialetto era ligure; nelle vallate interne la parlata locale, andando da est ad ovest, digradava dal ligure al franco-provenzale; Tenda e Briga Marittima, nella val Roja, avevano un dialetto particolarissimo che ancor oggi sopravvive, vicino al ligure, ma non di tipo francese; la parlata della città di Nizza era franco-provenzale con influssi liguri. In ogni caso, l’italiano non era certo considerato una lingua “straniera”, dal momento che i documenti ufficiali erano scritti, tranne qualche breve parentesi come quella napoleonica, in italiano. Nizza Marittima ha dato i natali a tanti italiani famosi, primo fra tutti Giuseppe Garibaldi.

Il limite costiero della Contea di Nizza era il fiume Varo; il Ponte San Lorenzo sulla via Aurelia, tra Nizza Marittima e Antibo (o Antibes in francese) univa il Regno di Sardegna alla Francia. Il mar Ligure stesso veniva chiamato tale fino a Nizza; a torto oggi i geografi considerano “mar Ligure” solo le acque ad est della costa di Ventimiglia: sono cambiati i confini politici, ma non certo quelli geografici. Anche la denominazione “Costa azzurra” è molto politica e poco geografica, in quanto la si fa partire dalla dogana dei Balzi Rossi (tra Ventimiglia e Mentone) fino a Provenza inoltrata.

Nel 1860 la Contea fu ceduta alla Francia per assicurarsi la neutralità di quest’ultima nelle operazioni di conquista del Sud. E’ ipotizzabile che il governo francese non avesse nessun interesse a mantenere le caratteristiche italiane in una regione appena acquisita da uno stato in via di formazione il quale, con gli anni, avrebbe potuto rivendicare il territorio appena ceduto. Certa è l'intensa opera di francesizzazione che venne effettuata negli anni successivi, e che ebbe effetto soprattutto nella città di Nizza Marittima, da allora divenuta ufficialmente “Nice”, e solo “Nizza” per gli italiani, ritraducendo la nuova toponomastica francese. Fu favorita una progressiva diffusione della lingua francese a danno di quella italiana: ad esempio vennero chiuse tutte le pubblicazioni dei giornali italiani (come "La voce di Nizza"); furono cambiati persino molti cognomi degli autoctoni ("Bianchi" => "Leblanc"; "Del Ponte" => "Dupont" ecc.). L'italianità di Nizza è andata scomparendo a mano a mano: negli anni trenta nel centro storico si parlava – accanto al dialetto - ancora italiano, ora invece il francese predomina nella città e nella regione; l'italiano comunque resta la seconda lingua del capoluogo. Cultura autoctona è rimasta maggiormente nei paesi dell'interno oltre che a Mentone e nello stato di Monaco, dove l'inflessione dialettale è tuttora di tipo ligure. Interessante inoltre è vedere che una buona fetta di cognomi dei residenti nel nizzardo è italiano: ad esempio si trova "Giorgi" e "Delrivo" a Poggetto Tenieri, "Baldacci" e "Paolini" a Guglielmi, "Rosso", "Andreoli" e "Ceccarini" alla Turbia ecc.

Nel 1947, in seguito al Trattato di Parigi, furono ceduti alla Francia il comune di Tenda e parte dei comuni di Briga Marittima, Valdieri e Olivetta San Michele; anche queste zone furono immantinente soggette a francesizzazione. Una certa fetta della popolazione, per aver scelto di non diventare di cittadinanza francese, prese la via dell'esodo.

Altri territori, di estensione limitata ma di grande importanza strategica, furono annessi alla Francia a guerra finita: il passo del Monginevro, la Valle Stretta del monte Tabor (ad ovest di Bardonecchia), il passo del Moncenisio ed una parte del territorio del Piccolo San Bernardo col celebre ospizio (vedi cartine 3 e 4). In queste zone non vi sono paesi, ma tutt’al più gruppi di case; la francesizzazione è avvenuta per lo più nella toponomastica. La nuova linea di confine nel Monginevro lasciava un gruppo di case del paese di Claviere alla Francia; nel 1975 venne ridefinito il confine restituendo all'Italia una piccola porzione di territorio di 0,10 mq con le case d'ingresso del villaggio di Claviere.

Un’altra piccola zona, geograficamente italiana, è politicamente straniera (in questo caso svizzera): quella comprendente i paesi di Sempione e Gondo. In ambedue le località la parlata è tedesca.

Di contro, il Regno di Sardegna ha ceduto in tempi diversi vari territori transalpini piuttosto estesi alla Francia: la valle dell’Ubaja con Barcelonnetta nel 1713 (trattato di Utrecht) e tutta la Savoia nel 1860. Ambedue le regioni sono a parlata franco-provenzale. La valle dell’Ubaia, interamente montuosa, è costituita attualmente da tredici comuni, i più importanti dei quali sono Barcelonnetta e Jausiers. La Savoia invece è la regione di provenienza dei Re d’Italia, i quali a malincuore la cedettero a Napoleone III; fino allora aveva come capoluogo Ciamberì (italianizzazione del franco-provenzale Chambery) ed era costituita dai seguenti circondari (tra parentesi i rispettivi capoluoghi): Savoia propria (Ciamberì), Alta Savoia, Sciablese (Thonon), Fossignì (Bonneville), Genevese (Annecì), Moriana (San Giovanni di Moriana), Tarantasia (Moutier). Dopo il 1860 fu divisa negli attuali dipartimenti di Savoia e Alta Savoia. Nonostante che sia sempre stata a parlata francese, l’italiano era comunque abbastanza conosciuto se tuttora, in qualche paesino interno, vi è qualche anziano che lo parla.

Per completezza è necessario citare la questione del confine politico in prossimità della vetta principale del Monte Bianco la quale, contrariamente a quanto taluni sostengono, non appartiene alla Francia ma è equamente divisa tra i due stati confinanti. Infatti i confini postunitari definiti tra Italia e Francia stabilivano che la linea confinale passasse per la cima del Monte Bianco; da allora non sono mai stati ritoccati da alcun trattato.

La cessione di Nizza e Savoia alla Francia


La cessione di Nizza e Savoia alla Francia fu voluta da Camillo Benso conte di Cavour, per ottenere il "placet" di Napoleone III che aveva mire nelle due regioni. Il Cavour ritenne – a torto o a ragione – necessario il loro sacrificio alla Francia per portare a compimento l'unione d'Italia. Non tutti i politici approvavano il piano, in quanto se la Savoia (seppure legata a un vincolo dinastico all'Italia) era per lingua e usi francese, la Contea di Nizza era italiana non meno del Piemonte. L'oppositore più ferreo era ovviamente Giuseppe Garibaldi, in quanto Nizza Marittima era la sua città natale, ma forti critiche venivano anche dall'opposizione della destra conservatrice e della sinistra che sostenevano che la cessione era "un vero e proprio asservimento del governo cavouriano alla Francia". Anche la stessa Londra (forse temendo una maggiore espansione della Francia) esprese i suoi malumori su tale decisione. Ma Cavour, nonostante le varie opposizioni, indisse un plebiscito sia nel Nizzardo che in Savoia, con la chiara intenzione di pilotarlo in chiave filofrancese. E' eloquente la lettera che egli scrisse il 27 marzo 1860 a Costantino Nigra "...bisogna assicurare, con misure abili, il successo del voto a favore della Francia". Permise inoltre l'arrivo a Nizza Marittima del ministro di polizia di Napoleone III per abbindolare l'opinione pubblica. Garibaldi, furibondo per ciò che stava accadendo, volle comparire a Nizza Marittima e parlare alla popolazione della città, ma il Re Vittorio Emanuele d’accordo col Conte intervenne per distoglierlo. In seguito Garibaldi interpellò il Ministero sul trattato di cessione di Nizza e Savoia, e sostenne che essa violava i patti con cui quella città si dava alla dinastia sabauda e pregiudicava la fama della monarchia e la sicurezza del Regno; reclamò infine che non si procedesse al plebiscito prima dell'approvazione del trattato da parte del Parlamento.

Nonostante gli sforzi dell'Eroe dei due mondi, il plebiscito viene effettuato il 15 e il 22 aprile. I suoi risultati sono: nella Savoia 130.538 voti per l'annessione alla Francia e 235 contrari e a Nizza 24.448 contro 160, risultati, questi ultimi di Nizza, ottenuti con ogni mezzo illegittimo e contrastanti alla vera volontà della popolazione, che si sentiva italiana. A conferma di ciò, riporto una notizia tratta dalla tesi dell'amico Marzio Scaglioni ("La presenza italiana in Dalmazia 1866-1943"): "Solo i 119 marinai nizzardi di stazza sulle navi sabaude nei vari porti votarono liberamente e così si espressero: 114 per l'Italia e 5 per la Francia."

Dopo il plebiscito, avvenne la discussione alla Camera; ad essa presero parte numerosi deputati, fra cui Rattazzi, Guerrazzi e Cavour. Riporto la parte finale del discorso del Guerrazzi, che elenca i motivi per cui non votò al trattato:

  1. "Non lo voto perché inviato al Parlamento italiano per operare quanto mi è dato a unire in un corpo solo l'Italia, diventerei mandatario infedele e mancherei di coscienza se con il primo voto cominciassi ad approvare il taglio di un pezzo nobilissimo della mia patria.
  2. Non lo voto perché la Toscana e l'Emilia annesse al Piemonte non crescono l'Italia, mentre con la perdita di Nizza rimarrà in perpetuo manomessa l'Italia.
  3. Non lo voto perché credo e farei torto alla generosa Francia a credere che questa volesse sottoporci a queste forche caudine.
  4. Non lo voto perché questa necessità non fu dimostrata, né fu chiarito se è stato fatto quanto era debito fare un Ministero che si vanta italiano per evitarla; né salva opporre che la discretezza vieta palesare le cause della necessità, perché, dopo avere affermato che bisogna piegare il capo alla prepotenza, che cosa si può dire di peggio noi non sappiamo.
  5. Non voto perché potendo scindersi il trattato, per riverenza alle nazionalità, gran parte della Savoia, ricorrendo certe contingenze, avrei ceduto. Nizza invece non l'avrei ceduta mai.
  6. Non voto perché mi sono sicuri i vantaggi presenti, né chiari gli avvenire, memore del proverbio: "palabras y plumas el vento las lieva".
  7. Non voto perché la votazione calpesta la legalità, santa custode del diritto.
  8. Non voto perché con questo trattato aborro mettere in mano all'amico un'arma per cui più tardi crescendogli il sospetto, aumenti nelle pretese di volersi assicurare, e al nemico un pretesto di fermarsi in qualche parte d'Italia con la ragione di bilanciare la potenza francese.
  9. Non voto perché, mentre G. Garibaldi mette allo sbaraglio la vita per conquistarci con la spada la patria, mi pare delitto levargli con il mio voto la sua.
  10. Non voto perché, depositando il voto nell'urna, mi parrebbe conficcare un chiodo nella bara dell'unità italiana. No; non possiamo unire l'Italia, tolga Dio che per noi non vada divisa. Per seppellire i morti si chiamano i becchini, non i liberi italiani nel primo Parlamento italiano".


Rattazzi sosteneva che si sarebbe potuto evitare il sacrificio di Nizza procedendo ugualmente alle annessioni, e propose alla Camera di astenersi.

Anche il discorso del Cavour fu notevole; egli difese la sua politica e sostenne l'utilità dell'alleanza con la Francia. Tentò anche di "dimostrare la non italianità di Nizza"; ma le motivazioni addotte non erano per nulla plausibili, anzi a volte persino puerili e alle quali sicuramente nemmeno lo stesso Cavour credeva. Il 29 maggio la Camera approvò il trattato con 225 voti favorevoli, 33 contrari e 23 astenuti.

La discussione fu in seguito portata al Senato. Anche in tale sede si discusse molto del trattato. Fu particolarmente commuovente il discorso dell'ex ministro nizzardo Giovanni De Foresta che, pur rassegnandosi al doloroso sacrificio, si ribellò fieramente all'idea di chi considerava Nizza Marittima non italiana.

"Io vorrei pertanto, o signori, che si abbandonasse l'argomento dell'esclusione e del dubbio della nazionalità di Nizza, che per me rende il trattato tanto più doloroso. Non vorrei che si sostenesse oggi una tesi, che vi obbligherà domani a dire che Garibaldi non era italiano, che quella città che con il suo coraggio, con la sua fedeltà, con la sua costanza salvava già la monarchia sabauda non era città italiana .... Cedete se inesorabile necessità vi obbligano a questo doloroso sacrificio, cedete il territorio Nizzardo, ma non cedete le sue tradizioni, i suoi fasti, le sue glorie, che sono pur glorie nostre, perché sono glorie italiane. Signori, io qui pongo termine alle mie spiegazioni e, come ho detto, sia carità di patria, sia dignità personale mi obbligano a deporre contrario il mio voto all'urna. Io non mi lusingo di avere nella medesima molti voti uguali al mio. Fra pochi giorni il trattato sarà dunque ratificato. Nizza, la città fedelissima, sarà una città francese; io però non cesserò di essere italiano e con voi farò voti che, come già una volta, la fedeltà, il coraggio e la costanza di Nizza salvò la dinastia sabauda, ora il di lei sacrificio serva a condurla agli alti e finali suoi destini e al pieno trionfo della causa italiana".

La cessione di Nizza venne approvata dal Senato con 92 voti contro 10. Il 10 giugno del 1860 il grande sacrificio fu compiuto: Nizza Marittima e il suo territorio passarono, insieme alla Savoia, alla Francia. A partire da allora e per i prossimi due anni, circa diecimila italiani lasciarono la Contea per arrivare esuli in Italia.

Si ricorda che, nonostante la notifica del primo parlamento italiano, la cessione di Nizza è rimasta per lungo tempo un conto aperto tra l'Italia e la Francia; si ritratterà sulla questione più volte nei successivi anni; la prima (in un modo subdolo) nel 1870; l'ultima quando nel 1940 Mussolini attacca la Francia.

La val Roia


Il Roia è quel fiumiciattolo che parte dal Col di Tenda e sfocia, dopo aver attraversato gole e colline in un percorso tormentato e suggestivo, in prossimità di Ventimiglia. La sua vallata, famosa per le sue bellezze naturali, ha subìto negli ultimi 140 anni, cioè da quando la Contea di Nizza passò alla Francia, i destini del confine occidentale dell’Italia. Infatti con la cessione della Contea, il fiume Roia nasceva in Italia, per passare il confine di stato due volte, lasciando alla Francia i paesi di Breglio e Saorgio e all’Italia Tenda, Briga Marittima e ai vecchi "territori di caccia" dei Savoia (cioè i territori di testata dei fiumi Tinea e Vesubia). Tale linea confinale è stata "ritoccata" nel 1947 quando sono stati sottratti all'Italia i paesi di Tenda e Briga Marittima. La parte francese della val Roia, nonostante l'opera di francesizzazione fatta dal 1860 e dal 1947, mantiene nei dialetti dei suoi paesi le caratteristiche della parlata ligure. Do un elenco dei vari paesi con breve descrizione.

  • Airole è forse il paese più importante della valle con i suoi circa 500 abitanti. Il borgo, sito a 149 metri sul livello del mare, è arroccato su un colle che sovrasta il fiume Roia e si sviluppa, nella parte più antica, a "gironi" concentrici che salgono fino ai pochi resti del castello.
  • Olivetta San Michele è capoluogo di un gruppo di borgate, che comprendevano anche Piene e Libri, passate nel 1947 alla Francia. Il castello della Penna fu motivo di varie contese a causa della posizione strategica che permetteva di ben controllare i traffici lungo la "strada del sale" della Val Roia.
  • Sospello è un tipico paese dell'alta valle che permette sino dal XVI secolo il passaggio dalla Val Bevera alla Val Roia.
  • Breglio è un tranquillo paese che sorge sulle rive di un lago formato dal fiume Roia. Nel 1947 sono state annesse al comune di Breglio le frazioni italiane di Piena e Libri.
  • Saorgio è un delizioso borgo, caratteristico per i suoi portici ed i suoi stretti vicoli.
  • Fontane si trova proprio nel cuore della val Roia, il villaggio si distende lungo il fiume fra le sue gole rocciose.
  • Berghe è un'antica cittadina del XIV secolo dalle facciate dipinte e dai preziosi architravi e si trova in una valle parallela, la valle della Levenza. E' passata alla Francia nel 1947.
  • Nostra Signora del Fontan è situata a strapiombo sopra un torrente, circondata da boschi è collegata con Briga Marittima e Triora da un'antica mulattiera.
  • Briga Marittima è situata su un piccolo pianoro tagliato dal torrente Livenza, affluente della Roia. Il paese, il cui nome avrebbe un'origine celtica, ha conservato molte interessanti testimonianze del passato. Caratteristico è l'idioma del paese e della cosiddetta "terra brigasca", comprendente il vecchio comune di Briga Marittima e i paesi di Verdeggia (comune di Triora) e Viozzene (comune di Ormea). Parte del vecchio comune di Briga Marittima è rimasto all’Italia, con le frazioni di Piaggia, Carnino e Upega, che costituiscono l’odierno comune di Briga Alta (prov. Di Cuneo) e Realdo che è stato attribuito a Triora (IM). Il paese con altre sue frazioni nel 1947 è invece passato dalla provincia di Cuneo alla Francia.
  • Tenda è il più vasto comune del dipartimento. Il borgo arroccato dai tetti di pietra è circondato da tipiche colture a terrazza. Dal vicino paese di San Dalmazzo di Tenda si accede alla valle delle Meraviglie, un parco di grandissimo interesse ambientale e storico, sono presenti nel parco più di trentamila incisioni rupestri dell'età del bronzo.
  • Granile è una frazione di Tenda con una decina di abitanti, molto tipiche le case addossate, i balconi in legno e i tetti di pietra.

Nel 1987 le Edizioni Team 80 (via Boccaccio 19, 20123 Milano) pubblicano il libro di Marcolini "Val Roia mutilata" in cui si descriveva la vicenda politica di Nilla Gismondi, la fondatrice del "Comitato per l'italianità della val Roia", che si oppose ad un comitato per l'annessione alla Francia, finanziato dai suoi servizi segreti e guidato da brigaschi naturalizzati francesi da ormai lungo tempo. Dopo l'annessione, il Comitato della Gismondi si adoperò per scorrere tutti quei profughi che, per non diventare cittadini francesi, giunsero in Italia dalla Val Roia. Nel 1989 Gianluigi Ugo pubblicò, per le edizioni Xenia di Milano la ricerca "Il confine italo-francese" studio abbastanza completo e approfondito sull' argomento, mentre nel 1995 Giulio Vignoli dedicava a Briga e Tenda un capitolo del suo "I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica italiana", uscito da Giuffrè.

Per dimostrare quanto Briga e Tenda fossero di sentimenti francesi, si ricorda che il 2 giugno 1946 in occasione del referendum istituzionale la maggioranza dei brigaschi votò per la monarchia e a Tenda la repubblica superò la monarchia per soli 66 voti. Ottennero la maggioranza dei voti nelle elezioni per l'Assemblea Costituente i partiti contrari all' annessione (DC, Destre e PRI). L'unico partito "italiano" favorevole alla cessione era quello socialista, ed i servizi segreti francesi fecero una forte propaganda affinchè la gente lo votasse. Paradossalmente, invece, fu molto critico nei confronti dell'annessione il capo carismatico dei socialisti francesi, Lèon Blum, secondo il quale l'amicizia tra Francia e Italia valeva assai più del possesso di Briga e Tenda. Tale atteggiamento di Blum, oltre che dei suoi interventi scritti ed oratori dell'epoca, è stato confermato anche dalla pubblicazione dei diari di Pietro Nenni.

Negli anni immediatamente successivi all' annessione, la Francia operò una specie di pulizia etnica senza spargimenti di sangue, eliminando lapidi, tombali e non, in italiano, mutando la toponomastica locale fin quasi all'ultimo casolare e sostituendo la scritta sotto il monumento al brigasco colonnello Giovanni Pastorelli, morto nella battaglia di Ain Zara (Libia) nel 1911, diventato Jean Pastorelli, caduto su un non meglio precisato "champ d'honneur".

Il Principato di Monaco


La piccola città di Monaco nella costa ligure costituisce, con le minori località circonvicine, il Principato di Monaco che, occupando una superficie di 1,6 kmq, è fra i più piccoli stati d'Europa. Il centro abitato domina dall'alto ed erto promontorio una piccola ma sicura ansa costiera posta a nord, eccellente approdo, grazie al riparo delle montagne circostanti, per le navi. Oggi ancora la città, così fabbricata sul promontorio alto 63 m s.l.m. conserva il suo aspetto forte di vecchia cittadella; ma le costruzioni moderne fano in modo che Monaco è tutt'uno con gli abitati di: La Condamina, Montecarlo, La Costa, San Michele, Moneghetti, Castelleretto ecc. ed il paese francese di Belsole. Il Principato fino al 1848 comprendeva anche le due località di Mentone e Roccabruna, e vive dal 1860 in poi, con la sua effimera sovranità, sotto la protezione della Repubblica francese. La superficie è quasi totalmente inurbata; la popolazione parla il francese, ma il dialetto locale (il monegasco) è una parlata mista tra ligure e provenzale. E' tuttora presente a Monaco l'elemento italiano, che però è molto fluttuante, in quanto gli italiani vengono nel Principato tutt'al più per lavori stagionali. La storia di Monaco è intimamente connessa a quella della Liguria; nel 1297 Franceschino Grimaldi detto "Malizia" se ne impossessò. Da allora Monaco divenne possesso (salvo qualche parentesi) della nobile famiglia (da ritenersi di origine italiana), che governa tuttora lo staterello.

Elenco delle località del Nizzardo

Paesi dell'ex Contea di Nizza:
BRIGA MARITTIMA (in Franc.: LA BRIGUE; in Brigasco: RA BRIGA - fino al 1947 prov. di CUNEO)
TENDA (in Franc.: TENDE - fino al 1947 prov. di CUNEO)
ASPROMONTE DI NIZZA (in Franc. e in Occit.: ASPREMONT)
AUVARA (in Franc.: AUVARE)
BELLUOGO (in Franc.: BEAULIEU-SUR-MER; in Ligure: BEULEUC)
BELSOLE (in Franc.: BEAUSOLEIL; in Ligure: BEUSOLEU)
BELVEDERE DI NIZZA (in Franc.: BELVÉDÈRE; in Occit.: BELVEDER)
BENDIGIUNO (in Franc. e in Occit.: BENDEJUN)
BERRA (in Franc.: BERRE-LES-ALPES; in Ligure: BERRA)
BLAUSASCO (in Franc. e in Occit.: BLAUSASC)
BOGLIO (in Franc.: BEUIL)
BOLENA (in Franc.: LA-BOLLÈNE-VÉSUBIE)
BONSONE (in Franc. e in Occit.: BONSON)
BREGLIO (in Franc.: BREIL-SUR-ROYA)
CANTARONE (in Franc.: CANTARON)
CASTAGNERS (in Franc.: CASTAGNIERS; in Occit.: CASTANHIERS)
CASTELLARO DI MENTONE (in Franc.: CASTELLAR)
CASTELNUOVO D'ENTRAUNES (in Franc.: CHATEAUNEUF D'ENTRAUNES; in Occit.: CASTEUNOU)
CASTELNUOVO VILLAVECCHIA (in Franc.: CHATEAUNEUF-VILLEVIEILLE; in Occit.: CASTEUNOU)
CASTIGLIONE DI MENTONE (in Franc.: CASTILLON)
CLANZO (in Franc. e in Occit.: CLANS)
COARAZZA (in Franc.: COARAZE; in Ligure: COARASA)
COLOMARS (in Franc.: COLOMARS)
CONTES (in Franc.: CONTES)
DALUIS (in Franc.: DALUIS)
DRAPPO (in Franc.: DRAP)
DURANUS (in Franc.: DURANUS)
ENTRAUNES (in Franc.: ENTRAUNES; in Occit.: ENTRAUNAS)
EZA (in Franc.: EZE; in Ligure: ESA)
FALICONE (in Franc. e in Occit.: FALICON)
GILETTA (in Franc.: GILETTE; in Occit.: GILETA)
GORBIO (in Franc.: GORBIO; in Mentonasco.: GOUARBE)
GUGLIELMI (in Franc.: GUILLAUMES; in Occit.: GUILHERME)
ILONZA (in Franc.: ILONSE; in Occit.: ILONSA)
ISOLA NEL MERCANTORE (in Franc.: ISOLA)
LA PENNA (in Franc.: LA PENNE)
LA TORRE SUL TINEA (in Franc.: LA TOUR; in Occit.: LA TOR)
LA TURBIA (in Franc.: LA TURBIE)
LANTOSCA (in Franc.: LANTOSQUE)
LEVENZO (in Franc.: LEVENS; in Occit.: LEVENC)
LIEUCIA (in Franc.: LIEUCHE; in Occit.: LIEUCHA)
LUCERAME (in Franc.: LUCÉRAM; in Ligure: LUCERAM)
MALAUSSENA (in Franc.: MALAUSSÈNE; in Occit.: MALAUSSENA)
MARIA (in Franc.: MARIE; in Occit.: MARIA)
MASSOINS (in Franc.: MASSOINS; in Occit.: MAISSON)
MENTONE (in Franc.: MENTON; in mentonasco: MANTON)
MOLINETTO (In Franc.: MOULINET; in Ligure: MOLINET)
NIZZA MARITTIMA (in Franc.: NICE; in Occit.: NISA)
PEGLIO MARITTIMO (in Franc.: PEILLE; in Occit.: PELHA)
PEGLIONE (in Franc.: PEILLON; in Occit.: PELHON)
PEIRA CAVA (in Franc.: PEÏRA-CAVA)
PEONE (in Franc.: PEONE; in Occit.: PEONA)
PIETRAFUOCO (in Franc.: PIERREFEU; in Occit.: PEIRAFEUC)
POGGETTO TENIERI (in Franc.: PUGET-THENIERS; in Occit.: LO PUGET TENIER)
QUEBRIS (in Franc.: CUEBRIS; in Occit.: CUEBRI)
RIMPLAS (in Franc. e in Occit.: RIMPLAS)
ROBIONE (in Franc.: ROUBION)
ROCCABIGLIERA (in Franc.: ROQUEBILLIÈRE)
ROCCABRUNA SUL CAPO MARTINO (in Franc.: ROQUEBRUNE-CAP-MARTIN)
ROCCASTERONE (in Franc. e in Occit.: ROQUESTERON)
ROCCHETTA DI VARO (in Franc.: LA ROQUETTE-SUR-VAR; in Occit.: LA ROQUETA DE VAR)
RORA (in Franc.: ROURE; in Occit.: RORE)
SAN BIAGIO DI NIZZA (in Franc.: SAINT BLAISE; in Occit.: SANT BLASI)
SAN DALMAZZO SELVATICO (in Franc.: SAINT-DALMAS-LE-SELVAGE)
SAN GIOVANNI SUL CAPO FERRATO (in Franc.: SAN-JEAN-CAP-FERRAT)
SAN LEGER (in Franc.: SAINT-LEGER; in Occit.: SANT LEUGIER)
SAN MARTINO DEL VARO (in Franc.: SAINT-MARTIN-DU-VAR; in Occit.: SANT MARTIN DE VAR)
SAN MARTINO D'ENTRAUNES (in Franc.: SAINT-MARTIN D'ENTRAUNES; in Occit.: SANT MARTIN D'ENTRAUNAS)
SAN MARTINO LANTOSCA (in Franc.: SAINT-MARTIN-VESUBIE)
SAN SALVATORE DI TINEA (in Franc.: SAINT-SAVEUR-DE-TINÉE)
SANT'ANDREA DI NIZZA (in Franc.: SAINT-ANDRÉ; in Occit.: SANT ANDRIEU)
SANT'ANTONINO (in Franc.: SAINT-ANTONIN; in Occit.: SANT ANTONIN)
SANTO STEFANO DI TINEA (in Franc.: SAINT-ÉTIENNE-DE-TINÉE)
SAORGIO (in Franc.: SAORGE)
SCARENA (in Franc.: L'ÉSCARENE)
SCROS (in Franc.: ASCROS; in Occit.: AUS CROS)
SIGALLA (in Franc.: SIGALE; in Occit.: SIGALA)
SOSPELLO (in Franc.: SOSPEL)
THIERI (in Franc.: THIERY; in Occit.: TIERI)
TODONE (in Franc.: TOUDON; in Occit.: TODON)
TOETTO DELLA SCARENA (in Franc.: TOUËT-DE-L'ÉSCARENE)
TOETTO DI BOGLIO (in Franc.: TOUËT-SUR-VAR; in Occit.: TOET)
TORNAFORTE (in Franc.: TOURNAFORT; in Occit.: TORNAFORT)
TORRETTA LEVENZO (in Franc.: TOURRETTE-LEVENS)
TRINITÀ VITTORIA (in Franc.: LA TRINITÉ)
UTELLA (in Franc.: UTELLE)
VAL DI BLORA (in Franc.: VALDEBLORE)
VENANZONE (in Franc.: VENANSON)
VILLAFRANCA MARITTIMA (in Franc.: VILLEFRANCHE-SUR-MER; in Occit.: VILAFRANCA)
VILLAR DEL VARO (in Franc.: VILLARS-SUR-VAR; in Occit.: VILAR)

Altri paesi della vallata del Varo:
AIGLUN
AMIRAT (in Occit.: AMIRAT)
ANNOT
BEZAUDUN (in Occit.: BESAUDUN)
BOUYON (in Occit.: BOION)
BRIANÇONNET
LE BROC (in Occit.: LO BROC)
CARROS (in Occit.: CARROSC)
VILLEVIEILLE (in Ital.: CITTAVECCHIA DI ENTREVAUX)
CONSEGUDES (in Occit.: CONSEGUDAS)
DOS FRAIRES
ENTREVAUX
LES FERRES
GATTIÈRES (in Occit.: GATIERAS)
LE MAS (in Ital.: MAS; in Occit.: LO MAS)
ROQUESTERON-GRASSE (in Ital.: ROCCASTERONE DI GRASSA; in Occit.: ROQUESTERON-GRASSA)
SALLAGRIFFON (in Ital.: SALLAGRIFFONE; in Occit.: SALAGRIFON)
SAINT-LAURENT-DU-VAR (in Ital.: SAN LORENZO DEL VARO; in Occit.: SANT LAURENC DE VAR)
SAINT-AUBAN (in Ital.: SANT'ALBANO SULL'ESTERONE; in Occit.: SANT AUBAN)
SAUSSES
UBRAYE

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CARTINA 1
IL TERRITORIO DELL'ANTICA CONTEA DI NIZZA

CARTINA 2
Moncenisio e Monginevro

CARTINA 3
Piccolo San Bernardo

CARTINA 4
Passo del Sempione

PANORAMA DI NIZZA MARITTIMA

PANORAMA DI MONACO

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