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NIZZA,
MONACO E TERRITORI MINORI
Nizza, Monaco e territori
minori
Lo spartiacque alpino a nord del monte
Pelat (che si trova in Francia, a sud ovest del Colle
della Maddalena) è determinato dai geografi in
maniera univoca. Invece, a sud di esso, taluni dividono
la Regione geografica italiana da quella francese per
una linea che lascia alla Francia il bacino del fiume
Varo e all’Italia quella del Roja, ponendo i limiti
della costa ligure al paesino della Turbia, vicino
Monaco; i più invece fanno ricomprendere nell’Italia
anche tutto il bacino del Varo, includendo nell’Italia
geografica anche la città di Nizza. Il confine
geografico quindi sarebbe molto prossimo a quello storico
della Contea di Nizza, territorio
appartenuto agli stati italiani dal Medioevo fino al 24
marzo 1860, quando fu ceduto da Camillo Benso conte Cavour
alla Francia di Napoleone III in seguito al Trattato di
Torino.
Fino ad allora, Nizza
(denominata “Nizza Marittima” per
la vicinanza alle Alpi Marittime, oppure “Nizza
di Provenza” per la parlata franco-provenzale
della città) era una provincia del Regno di Sardegna
come Torino, Alessandria, Cuneo, ecc., sotto la sovranità
dei Savoia. Il territorio della Contea includeva anche
l’odierna provincia di Imperia (allora Porto Maurizio)
e aveva tre distretti: Nizza Marittima, Sanremo e Porto
Maurizio. In essa vi era il piccolo stato di Monaco, governato
da secoli dalla nobile famiglia ligure Grimaldi, il quale
fino al 1848 comprendeva anche le cittadine di Mentone
e Roccabruna.
Nella cartina allegata si può
vedere la differenza tra il confine occidentale della
Contea di Nizza con lo spartiacque geografico; alcuni
paesi geograficamente italiani ma già politicamente
francesi, come ad esempio Mas, erano già stati
savoiardi fino al 1713, anno in cui i confini tra i due
stati furono leggermente ritoccati.
Stilare una descrizione etnico-linguistica
della zona non è semplice; fino al 1860 non vi
sono mai stati censimenti che distinguessero tra francesi
ed italiani, anche perché la lingua francofona
di questa zona non era il francese ma il franco-provenzale.
Ad ogni modo, da testimonianze e documenti dell’epoca
si evince che nei paesi ad est della Turbia (compresa
Monaco) il dialetto era ligure; nelle vallate interne
la parlata locale, andando da est ad ovest, digradava
dal ligure al franco-provenzale; Tenda e Briga Marittima,
nella val Roja, avevano un dialetto particolarissimo che
ancor oggi sopravvive, vicino al ligure, ma non di tipo
francese; la parlata della città di Nizza era franco-provenzale
con influssi liguri. In ogni caso, l’italiano non
era certo considerato una lingua “straniera”,
dal momento che i documenti ufficiali erano scritti, tranne
qualche breve parentesi come quella napoleonica, in italiano.
Nizza Marittima ha dato i natali a tanti italiani famosi,
primo fra tutti Giuseppe Garibaldi.
Il limite costiero della Contea di Nizza
era il fiume Varo; il Ponte San Lorenzo sulla
via Aurelia, tra Nizza Marittima e Antibo (o Antibes in
francese) univa il Regno di Sardegna alla Francia. Il
mar Ligure stesso veniva chiamato tale fino a Nizza; a
torto oggi i geografi considerano “mar Ligure”
solo le acque ad est della costa di Ventimiglia: sono
cambiati i confini politici, ma non certo quelli geografici.
Anche la denominazione “Costa azzurra” è
molto politica e poco geografica, in quanto la si fa partire
dalla dogana dei Balzi Rossi (tra Ventimiglia e Mentone)
fino a Provenza inoltrata.
Nel 1860 la Contea fu ceduta alla Francia
per assicurarsi la neutralità di quest’ultima
nelle operazioni di conquista del Sud. E’ ipotizzabile
che il governo francese non avesse nessun interesse a
mantenere le caratteristiche italiane in una regione appena
acquisita da uno stato in via di formazione il quale,
con gli anni, avrebbe potuto rivendicare il territorio
appena ceduto. Certa è l'intensa opera di francesizzazione
che venne effettuata negli anni successivi, e che ebbe
effetto soprattutto nella città di Nizza Marittima,
da allora divenuta ufficialmente “Nice”, e
solo “Nizza” per gli italiani, ritraducendo
la nuova toponomastica francese. Fu favorita una progressiva
diffusione della lingua francese a danno di quella italiana:
ad esempio vennero chiuse tutte le pubblicazioni dei giornali
italiani (come "La voce di Nizza"); furono cambiati
persino molti cognomi degli autoctoni ("Bianchi"
=> "Leblanc"; "Del Ponte" =>
"Dupont" ecc.). L'italianità di Nizza
è andata scomparendo a mano a mano: negli anni
trenta nel centro storico si parlava – accanto al
dialetto - ancora italiano, ora invece il francese predomina
nella città e nella regione; l'italiano comunque
resta la seconda lingua del capoluogo. Cultura autoctona
è rimasta maggiormente nei paesi dell'interno oltre
che a Mentone e nello stato di Monaco, dove l'inflessione
dialettale è tuttora di tipo ligure. Interessante
inoltre è vedere che una buona fetta di cognomi
dei residenti nel nizzardo è italiano: ad esempio
si trova "Giorgi" e "Delrivo" a Poggetto
Tenieri, "Baldacci" e "Paolini" a
Guglielmi, "Rosso", "Andreoli" e "Ceccarini"
alla Turbia ecc.
Nel 1947, in seguito al Trattato di Parigi,
furono ceduti alla Francia il comune di Tenda
e parte dei comuni di Briga Marittima,
Valdieri e Olivetta
San Michele; anche queste zone furono immantinente
soggette a francesizzazione. Una certa fetta della popolazione,
per aver scelto di non diventare di cittadinanza francese,
prese la via dell'esodo.
Altri territori, di estensione limitata
ma di grande importanza strategica, furono annessi alla
Francia a guerra finita: il passo del Monginevro,
la Valle Stretta del monte Tabor (ad ovest di
Bardonecchia), il passo del Moncenisio ed una
parte del territorio del Piccolo San Bernardo
col celebre ospizio (vedi cartine 3 e 4). In queste zone
non vi sono paesi, ma tutt’al più gruppi
di case; la francesizzazione è avvenuta per lo
più nella toponomastica. La nuova linea di confine
nel Monginevro lasciava un gruppo di case del paese di
Claviere alla Francia; nel 1975 venne ridefinito il confine
restituendo all'Italia una piccola porzione di territorio
di 0,10 mq con le case d'ingresso del villaggio di Claviere.
Un’altra piccola zona, geograficamente
italiana, è politicamente straniera (in questo
caso svizzera): quella comprendente i paesi di Sempione
e Gondo. In ambedue le località la parlata
è tedesca.
Di contro, il Regno di Sardegna ha ceduto
in tempi diversi vari territori transalpini piuttosto
estesi alla Francia: la valle dell’Ubaja
con Barcelonnetta nel 1713 (trattato di Utrecht)
e tutta la Savoia nel 1860.
Ambedue le regioni sono a parlata franco-provenzale. La
valle dell’Ubaia, interamente montuosa,
è costituita attualmente da tredici comuni, i più
importanti dei quali sono Barcelonnetta e Jausiers.
La Savoia invece è la regione di provenienza
dei Re d’Italia, i quali a malincuore la cedettero
a Napoleone III; fino allora aveva come capoluogo Ciamberì
(italianizzazione del franco-provenzale Chambery) ed era
costituita dai seguenti circondari (tra parentesi i rispettivi
capoluoghi): Savoia propria (Ciamberì),
Alta Savoia, Sciablese (Thonon), Fossignì
(Bonneville), Genevese (Annecì), Moriana
(San Giovanni di Moriana), Tarantasia (Moutier).
Dopo il 1860 fu divisa negli attuali dipartimenti di Savoia
e Alta Savoia. Nonostante che sia sempre stata a parlata
francese, l’italiano era comunque abbastanza conosciuto
se tuttora, in qualche paesino interno, vi è qualche
anziano che lo parla.
Per completezza è necessario citare
la questione del confine politico in prossimità
della vetta principale del Monte Bianco la quale,
contrariamente a quanto taluni sostengono, non appartiene
alla Francia ma è equamente divisa tra i due stati
confinanti. Infatti i confini postunitari definiti tra
Italia e Francia stabilivano che la linea confinale passasse
per la cima del Monte Bianco; da allora non sono mai stati
ritoccati da alcun trattato.

La cessione di Nizza e Savoia
alla Francia
La cessione di Nizza e Savoia alla Francia fu voluta da
Camillo Benso conte di Cavour, per ottenere il "placet"
di Napoleone III che aveva mire nelle due regioni. Il
Cavour ritenne – a torto o a ragione – necessario
il loro sacrificio alla Francia per portare a compimento
l'unione d'Italia. Non tutti i politici approvavano il
piano, in quanto se la Savoia (seppure legata a un vincolo
dinastico all'Italia) era per lingua e usi francese, la
Contea di Nizza era italiana non meno del Piemonte. L'oppositore
più ferreo era ovviamente Giuseppe Garibaldi, in
quanto Nizza Marittima era la sua città natale,
ma forti critiche venivano anche dall'opposizione della
destra conservatrice e della sinistra che sostenevano
che la cessione era "un vero e proprio asservimento
del governo cavouriano alla Francia". Anche la stessa
Londra (forse temendo una maggiore espansione della Francia)
esprese i suoi malumori su tale decisione. Ma Cavour,
nonostante le varie opposizioni, indisse un plebiscito
sia nel Nizzardo che in Savoia, con la chiara intenzione
di pilotarlo in chiave filofrancese. E' eloquente la lettera
che egli scrisse il 27 marzo 1860 a Costantino Nigra "...bisogna
assicurare, con misure abili, il successo del voto a favore
della Francia". Permise inoltre l'arrivo a Nizza
Marittima del ministro di polizia di Napoleone III per
abbindolare l'opinione pubblica. Garibaldi, furibondo
per ciò che stava accadendo, volle comparire a
Nizza Marittima e parlare alla popolazione della città,
ma il Re Vittorio Emanuele d’accordo col Conte intervenne
per distoglierlo. In seguito Garibaldi interpellò
il Ministero sul trattato di cessione di Nizza e Savoia,
e sostenne che essa violava i patti con cui quella città
si dava alla dinastia sabauda e pregiudicava la fama della
monarchia e la sicurezza del Regno; reclamò infine
che non si procedesse al plebiscito prima dell'approvazione
del trattato da parte del Parlamento.
Nonostante gli sforzi dell'Eroe dei due
mondi, il plebiscito viene effettuato il 15 e il 22 aprile.
I suoi risultati sono: nella Savoia 130.538 voti per l'annessione
alla Francia e 235 contrari e a Nizza 24.448 contro 160,
risultati, questi ultimi di Nizza, ottenuti con ogni mezzo
illegittimo e contrastanti alla vera volontà della
popolazione, che si sentiva italiana. A conferma di ciò,
riporto una notizia tratta dalla tesi dell'amico Marzio
Scaglioni ("La presenza italiana in Dalmazia 1866-1943"):
"Solo i 119 marinai nizzardi di stazza sulle navi
sabaude nei vari porti votarono liberamente e così
si espressero: 114 per l'Italia e 5 per la Francia."
Dopo il plebiscito, avvenne la discussione
alla Camera; ad essa presero parte numerosi deputati,
fra cui Rattazzi, Guerrazzi e Cavour. Riporto la parte
finale del discorso del Guerrazzi, che elenca i motivi
per cui non votò al trattato:
-
"Non lo voto perché inviato
al Parlamento italiano per operare quanto mi è
dato a unire in un corpo solo l'Italia, diventerei mandatario
infedele e mancherei di coscienza se con il primo voto
cominciassi ad approvare il taglio di un pezzo nobilissimo
della mia patria.
-
Non lo voto perché la Toscana
e l'Emilia annesse al Piemonte non crescono l'Italia,
mentre con la perdita di Nizza rimarrà in perpetuo
manomessa l'Italia.
-
Non lo voto perché credo e
farei torto alla generosa Francia a credere che questa
volesse sottoporci a queste forche caudine.
-
Non lo voto perché questa necessità
non fu dimostrata, né fu chiarito se è
stato fatto quanto era debito fare un Ministero che
si vanta italiano per evitarla; né salva opporre
che la discretezza vieta palesare le cause della necessità,
perché, dopo avere affermato che bisogna piegare
il capo alla prepotenza, che cosa si può dire
di peggio noi non sappiamo.
-
Non voto perché potendo scindersi
il trattato, per riverenza alle nazionalità,
gran parte della Savoia, ricorrendo certe contingenze,
avrei ceduto. Nizza invece non l'avrei ceduta mai.
-
Non voto perché mi sono sicuri
i vantaggi presenti, né chiari gli avvenire,
memore del proverbio: "palabras y plumas el vento
las lieva".
-
Non voto perché la votazione
calpesta la legalità, santa custode del diritto.
-
Non voto perché con questo trattato
aborro mettere in mano all'amico un'arma per cui più
tardi crescendogli il sospetto, aumenti nelle pretese
di volersi assicurare, e al nemico un pretesto di fermarsi
in qualche parte d'Italia con la ragione di bilanciare
la potenza francese.
-
Non voto perché, mentre G. Garibaldi
mette allo sbaraglio la vita per conquistarci con la
spada la patria, mi pare delitto levargli con il mio
voto la sua.
-
Non voto perché, depositando
il voto nell'urna, mi parrebbe conficcare un chiodo
nella bara dell'unità italiana. No; non possiamo
unire l'Italia, tolga Dio che per noi non vada divisa.
Per seppellire i morti si chiamano i becchini, non i
liberi italiani nel primo Parlamento italiano".
Rattazzi sosteneva che si sarebbe potuto evitare il sacrificio
di Nizza procedendo ugualmente alle annessioni, e propose
alla Camera di astenersi.
Anche il discorso del Cavour fu notevole;
egli difese la sua politica e sostenne l'utilità
dell'alleanza con la Francia. Tentò anche di "dimostrare
la non italianità di Nizza"; ma le motivazioni
addotte non erano per nulla plausibili, anzi a volte persino
puerili e alle quali sicuramente nemmeno lo stesso Cavour
credeva. Il 29 maggio la Camera approvò il trattato
con 225 voti favorevoli, 33 contrari e 23 astenuti.
La discussione fu in seguito portata
al Senato. Anche in tale sede si discusse molto del trattato.
Fu particolarmente commuovente il discorso dell'ex ministro
nizzardo Giovanni De Foresta che, pur rassegnandosi al
doloroso sacrificio, si ribellò fieramente all'idea
di chi considerava Nizza Marittima non italiana.
"Io vorrei pertanto, o signori,
che si abbandonasse l'argomento dell'esclusione e del
dubbio della nazionalità di Nizza, che per me rende
il trattato tanto più doloroso. Non vorrei che
si sostenesse oggi una tesi, che vi obbligherà
domani a dire che Garibaldi non era italiano, che quella
città che con il suo coraggio, con la sua fedeltà,
con la sua costanza salvava già la monarchia sabauda
non era città italiana .... Cedete se inesorabile
necessità vi obbligano a questo doloroso sacrificio,
cedete il territorio Nizzardo, ma non cedete le sue tradizioni,
i suoi fasti, le sue glorie, che sono pur glorie nostre,
perché sono glorie italiane. Signori, io qui pongo
termine alle mie spiegazioni e, come ho detto, sia carità
di patria, sia dignità personale mi obbligano a
deporre contrario il mio voto all'urna. Io non mi lusingo
di avere nella medesima molti voti uguali al mio. Fra
pochi giorni il trattato sarà dunque ratificato.
Nizza, la città fedelissima, sarà una città
francese; io però non cesserò di essere
italiano e con voi farò voti che, come già
una volta, la fedeltà, il coraggio e la costanza
di Nizza salvò la dinastia sabauda, ora il di lei
sacrificio serva a condurla agli alti e finali suoi destini
e al pieno trionfo della causa italiana".
La cessione di Nizza venne approvata
dal Senato con 92 voti contro 10. Il 10 giugno del 1860
il grande sacrificio fu compiuto: Nizza Marittima e il
suo territorio passarono, insieme alla Savoia, alla Francia.
A partire da allora e per i prossimi due anni, circa diecimila
italiani lasciarono la Contea per arrivare esuli in Italia.
Si ricorda che, nonostante la notifica
del primo parlamento italiano, la cessione di Nizza è
rimasta per lungo tempo un conto aperto tra l'Italia e
la Francia; si ritratterà sulla questione più
volte nei successivi anni; la prima (in un modo subdolo)
nel 1870; l'ultima quando nel 1940 Mussolini attacca la
Francia.

La val Roia
Il Roia è quel fiumiciattolo che parte dal Col
di Tenda e sfocia, dopo aver attraversato gole e colline
in un percorso tormentato e suggestivo, in prossimità
di Ventimiglia. La sua vallata, famosa per le sue bellezze
naturali, ha subìto negli ultimi 140 anni, cioè
da quando la Contea di Nizza passò alla Francia,
i destini del confine occidentale dell’Italia. Infatti
con la cessione della Contea, il fiume Roia nasceva in
Italia, per passare il confine di stato due volte, lasciando
alla Francia i paesi di Breglio e Saorgio e all’Italia
Tenda, Briga Marittima e ai vecchi "territori di
caccia" dei Savoia (cioè i territori di testata
dei fiumi Tinea e Vesubia). Tale linea confinale è
stata "ritoccata" nel 1947 quando sono stati
sottratti all'Italia i paesi di Tenda e Briga Marittima.
La parte francese della val Roia, nonostante l'opera di
francesizzazione fatta dal 1860 e dal 1947, mantiene nei
dialetti dei suoi paesi le caratteristiche della parlata
ligure. Do un elenco dei vari paesi con breve descrizione.
-
Airole è
forse il paese più importante della valle con
i suoi circa 500 abitanti. Il borgo, sito a 149 metri
sul livello del mare, è arroccato su un colle
che sovrasta il fiume Roia e si sviluppa, nella parte
più antica, a "gironi" concentrici
che salgono fino ai pochi resti del castello.
-
Olivetta San Michele
è capoluogo di un gruppo di borgate, che comprendevano
anche Piene e Libri, passate nel 1947 alla Francia.
Il castello della Penna fu motivo di varie contese a
causa della posizione strategica che permetteva di ben
controllare i traffici lungo la "strada del sale"
della Val Roia.
-
Sospello è
un tipico paese dell'alta valle che permette sino dal
XVI secolo il passaggio dalla Val Bevera alla Val Roia.
-
Breglio è
un tranquillo paese che sorge sulle rive di un lago
formato dal fiume Roia. Nel 1947 sono state annesse
al comune di Breglio le frazioni italiane di Piena e
Libri.
-
Saorgio è
un delizioso borgo, caratteristico per i suoi portici
ed i suoi stretti vicoli.
-
Fontane si trova
proprio nel cuore della val Roia, il villaggio si distende
lungo il fiume fra le sue gole rocciose.
-
Berghe è
un'antica cittadina del XIV secolo dalle facciate dipinte
e dai preziosi architravi e si trova in una valle parallela,
la valle della Levenza. E' passata alla Francia nel
1947.
-
Nostra Signora del Fontan
è situata a strapiombo sopra un torrente, circondata
da boschi è collegata con Briga Marittima e Triora
da un'antica mulattiera.
-
Briga Marittima
è situata su un piccolo pianoro tagliato dal
torrente Livenza, affluente della Roia. Il paese, il
cui nome avrebbe un'origine celtica, ha conservato molte
interessanti testimonianze del passato. Caratteristico
è l'idioma del paese e della cosiddetta "terra
brigasca", comprendente il vecchio comune di Briga
Marittima e i paesi di Verdeggia (comune di Triora)
e Viozzene (comune di Ormea). Parte del vecchio comune
di Briga Marittima è rimasto all’Italia,
con le frazioni di Piaggia, Carnino e Upega, che costituiscono
l’odierno comune di Briga Alta (prov. Di Cuneo)
e Realdo che è stato attribuito a Triora (IM).
Il paese con altre sue frazioni nel 1947 è invece
passato dalla provincia di Cuneo alla Francia.
-
Tenda è il
più vasto comune del dipartimento. Il borgo arroccato
dai tetti di pietra è circondato da tipiche colture
a terrazza. Dal vicino paese di San Dalmazzo di Tenda
si accede alla valle delle Meraviglie, un parco di grandissimo
interesse ambientale e storico, sono presenti nel parco
più di trentamila incisioni rupestri dell'età
del bronzo.
-
Granile è
una frazione di Tenda con una decina di abitanti, molto
tipiche le case addossate, i balconi in legno e i tetti
di pietra.
Nel 1987 le Edizioni Team 80 (via Boccaccio
19, 20123 Milano) pubblicano il libro di Marcolini "Val
Roia mutilata" in cui si descriveva la vicenda politica
di Nilla Gismondi, la fondatrice del "Comitato per
l'italianità della val Roia", che si oppose
ad un comitato per l'annessione alla Francia, finanziato
dai suoi servizi segreti e guidato da brigaschi naturalizzati
francesi da ormai lungo tempo. Dopo l'annessione, il Comitato
della Gismondi si adoperò per scorrere tutti quei
profughi che, per non diventare cittadini francesi, giunsero
in Italia dalla Val Roia. Nel 1989 Gianluigi Ugo pubblicò,
per le edizioni Xenia di Milano la ricerca "Il confine
italo-francese" studio abbastanza completo e approfondito
sull' argomento, mentre nel 1995 Giulio Vignoli dedicava
a Briga e Tenda un capitolo del suo "I territori
italofoni non appartenenti alla Repubblica italiana",
uscito da Giuffrè.
Per dimostrare quanto Briga e Tenda fossero
di sentimenti francesi, si ricorda che il 2 giugno 1946
in occasione del referendum istituzionale la maggioranza
dei brigaschi votò per la monarchia e a Tenda la
repubblica superò la monarchia per soli 66 voti.
Ottennero la maggioranza dei voti nelle elezioni per l'Assemblea
Costituente i partiti contrari all' annessione (DC, Destre
e PRI). L'unico partito "italiano" favorevole
alla cessione era quello socialista, ed i servizi segreti
francesi fecero una forte propaganda affinchè la
gente lo votasse. Paradossalmente, invece, fu molto critico
nei confronti dell'annessione il capo carismatico dei
socialisti francesi, Lèon Blum, secondo il quale
l'amicizia tra Francia e Italia valeva assai più
del possesso di Briga e Tenda. Tale atteggiamento di Blum,
oltre che dei suoi interventi scritti ed oratori dell'epoca,
è stato confermato anche dalla pubblicazione dei
diari di Pietro Nenni.
Negli anni immediatamente successivi
all' annessione, la Francia operò una specie di
pulizia etnica senza spargimenti di sangue, eliminando
lapidi, tombali e non, in italiano, mutando la toponomastica
locale fin quasi all'ultimo casolare e sostituendo la
scritta sotto il monumento al brigasco colonnello Giovanni
Pastorelli, morto nella battaglia di Ain Zara (Libia)
nel 1911, diventato Jean Pastorelli, caduto su un non
meglio precisato "champ d'honneur".

Il Principato di Monaco
La piccola città di Monaco nella costa ligure costituisce,
con le minori località circonvicine, il Principato
di Monaco che, occupando una superficie di 1,6 kmq, è
fra i più piccoli stati d'Europa. Il centro abitato
domina dall'alto ed erto promontorio una piccola ma sicura
ansa costiera posta a nord, eccellente approdo, grazie
al riparo delle montagne circostanti, per le navi. Oggi
ancora la città, così fabbricata sul promontorio
alto 63 m s.l.m. conserva il suo aspetto forte di vecchia
cittadella; ma le costruzioni moderne fano in modo che
Monaco è tutt'uno con gli abitati di: La Condamina,
Montecarlo, La Costa, San Michele, Moneghetti, Castelleretto
ecc. ed il paese francese di Belsole. Il Principato fino
al 1848 comprendeva anche le due località di Mentone
e Roccabruna, e vive dal 1860 in poi, con la sua effimera
sovranità, sotto la protezione della Repubblica
francese. La superficie è quasi totalmente inurbata;
la popolazione parla il francese, ma il dialetto locale
(il monegasco) è una parlata mista tra ligure e
provenzale. E' tuttora presente a Monaco l'elemento italiano,
che però è molto fluttuante, in quanto gli
italiani vengono nel Principato tutt'al più per
lavori stagionali. La storia di Monaco è intimamente
connessa a quella della Liguria; nel 1297 Franceschino
Grimaldi detto "Malizia" se ne impossessò.
Da allora Monaco divenne possesso (salvo qualche parentesi)
della nobile famiglia (da ritenersi di origine italiana),
che governa tuttora lo staterello.

Elenco delle località
del Nizzardo
Paesi dell'ex Contea di Nizza:
BRIGA MARITTIMA (in Franc.: LA BRIGUE; in Brigasco: RA
BRIGA - fino al 1947 prov. di CUNEO)
TENDA (in Franc.: TENDE - fino al 1947 prov. di CUNEO)
ASPROMONTE DI NIZZA (in Franc. e in Occit.: ASPREMONT)
AUVARA (in Franc.: AUVARE)
BELLUOGO (in Franc.: BEAULIEU-SUR-MER; in Ligure: BEULEUC)
BELSOLE (in Franc.: BEAUSOLEIL; in Ligure: BEUSOLEU)
BELVEDERE DI NIZZA (in Franc.: BELVÉDÈRE;
in Occit.: BELVEDER)
BENDIGIUNO (in Franc. e in Occit.: BENDEJUN)
BERRA (in Franc.: BERRE-LES-ALPES; in Ligure: BERRA)
BLAUSASCO (in Franc. e in Occit.: BLAUSASC)
BOGLIO (in Franc.: BEUIL)
BOLENA (in Franc.: LA-BOLLÈNE-VÉSUBIE)
BONSONE (in Franc. e in Occit.: BONSON)
BREGLIO (in Franc.: BREIL-SUR-ROYA)
CANTARONE (in Franc.: CANTARON)
CASTAGNERS (in Franc.: CASTAGNIERS; in Occit.: CASTANHIERS)
CASTELLARO DI MENTONE (in Franc.: CASTELLAR)
CASTELNUOVO D'ENTRAUNES (in Franc.: CHATEAUNEUF D'ENTRAUNES;
in Occit.: CASTEUNOU)
CASTELNUOVO VILLAVECCHIA (in Franc.: CHATEAUNEUF-VILLEVIEILLE;
in Occit.: CASTEUNOU)
CASTIGLIONE DI MENTONE (in Franc.: CASTILLON)
CLANZO (in Franc. e in Occit.: CLANS)
COARAZZA (in Franc.: COARAZE; in Ligure: COARASA)
COLOMARS (in Franc.: COLOMARS)
CONTES (in Franc.: CONTES)
DALUIS (in Franc.: DALUIS)
DRAPPO (in Franc.: DRAP)
DURANUS (in Franc.: DURANUS)
ENTRAUNES (in Franc.: ENTRAUNES; in Occit.: ENTRAUNAS)
EZA (in Franc.: EZE; in Ligure: ESA)
FALICONE (in Franc. e in Occit.: FALICON)
GILETTA (in Franc.: GILETTE; in Occit.: GILETA)
GORBIO (in Franc.: GORBIO; in Mentonasco.: GOUARBE)
GUGLIELMI (in Franc.: GUILLAUMES; in Occit.: GUILHERME)
ILONZA (in Franc.: ILONSE; in Occit.: ILONSA)
ISOLA NEL MERCANTORE (in Franc.: ISOLA)
LA PENNA (in Franc.: LA PENNE)
LA TORRE SUL TINEA (in Franc.: LA TOUR; in Occit.: LA
TOR)
LA TURBIA (in Franc.: LA TURBIE)
LANTOSCA (in Franc.: LANTOSQUE)
LEVENZO (in Franc.: LEVENS; in Occit.: LEVENC)
LIEUCIA (in Franc.: LIEUCHE; in Occit.: LIEUCHA)
LUCERAME (in Franc.: LUCÉRAM; in Ligure: LUCERAM)
MALAUSSENA (in Franc.: MALAUSSÈNE; in Occit.: MALAUSSENA)
MARIA (in Franc.: MARIE; in Occit.: MARIA)
MASSOINS (in Franc.: MASSOINS; in Occit.: MAISSON)
MENTONE (in Franc.: MENTON; in mentonasco: MANTON)
MOLINETTO (In Franc.: MOULINET; in Ligure: MOLINET)
NIZZA MARITTIMA (in Franc.: NICE; in Occit.: NISA)
PEGLIO MARITTIMO (in Franc.: PEILLE; in Occit.: PELHA)
PEGLIONE (in Franc.: PEILLON; in Occit.: PELHON)
PEIRA CAVA (in Franc.: PEÏRA-CAVA)
PEONE (in Franc.: PEONE; in Occit.: PEONA)
PIETRAFUOCO (in Franc.: PIERREFEU; in Occit.: PEIRAFEUC)
POGGETTO TENIERI (in Franc.: PUGET-THENIERS; in Occit.:
LO PUGET TENIER)
QUEBRIS (in Franc.: CUEBRIS; in Occit.: CUEBRI)
RIMPLAS (in Franc. e in Occit.: RIMPLAS)
ROBIONE (in Franc.: ROUBION)
ROCCABIGLIERA (in Franc.: ROQUEBILLIÈRE)
ROCCABRUNA SUL CAPO MARTINO (in Franc.: ROQUEBRUNE-CAP-MARTIN)
ROCCASTERONE (in Franc. e in Occit.: ROQUESTERON)
ROCCHETTA DI VARO (in Franc.: LA ROQUETTE-SUR-VAR; in
Occit.: LA ROQUETA DE VAR)
RORA (in Franc.: ROURE; in Occit.: RORE)
SAN BIAGIO DI NIZZA (in Franc.: SAINT BLAISE; in Occit.:
SANT BLASI)
SAN DALMAZZO SELVATICO (in Franc.: SAINT-DALMAS-LE-SELVAGE)
SAN GIOVANNI SUL CAPO FERRATO (in Franc.: SAN-JEAN-CAP-FERRAT)
SAN LEGER (in Franc.: SAINT-LEGER; in Occit.: SANT LEUGIER)
SAN MARTINO DEL VARO (in Franc.: SAINT-MARTIN-DU-VAR;
in Occit.: SANT MARTIN DE VAR)
SAN MARTINO D'ENTRAUNES (in Franc.: SAINT-MARTIN D'ENTRAUNES;
in Occit.: SANT MARTIN D'ENTRAUNAS)
SAN MARTINO LANTOSCA (in Franc.: SAINT-MARTIN-VESUBIE)
SAN SALVATORE DI TINEA (in Franc.: SAINT-SAVEUR-DE-TINÉE)
SANT'ANDREA DI NIZZA (in Franc.: SAINT-ANDRÉ; in
Occit.: SANT ANDRIEU)
SANT'ANTONINO (in Franc.: SAINT-ANTONIN; in Occit.: SANT
ANTONIN)
SANTO STEFANO DI TINEA (in Franc.: SAINT-ÉTIENNE-DE-TINÉE)
SAORGIO (in Franc.: SAORGE)
SCARENA (in Franc.: L'ÉSCARENE)
SCROS (in Franc.: ASCROS; in Occit.: AUS CROS)
SIGALLA (in Franc.: SIGALE; in Occit.: SIGALA)
SOSPELLO (in Franc.: SOSPEL)
THIERI (in Franc.: THIERY; in Occit.: TIERI)
TODONE (in Franc.: TOUDON; in Occit.: TODON)
TOETTO DELLA SCARENA (in Franc.: TOUËT-DE-L'ÉSCARENE)
TOETTO DI BOGLIO (in Franc.: TOUËT-SUR-VAR; in Occit.:
TOET)
TORNAFORTE (in Franc.: TOURNAFORT; in Occit.: TORNAFORT)
TORRETTA LEVENZO (in Franc.: TOURRETTE-LEVENS)
TRINITÀ VITTORIA (in Franc.: LA TRINITÉ)
UTELLA (in Franc.: UTELLE)
VAL DI BLORA (in Franc.: VALDEBLORE)
VENANZONE (in Franc.: VENANSON)
VILLAFRANCA MARITTIMA (in Franc.: VILLEFRANCHE-SUR-MER;
in Occit.: VILAFRANCA)
VILLAR DEL VARO (in Franc.: VILLARS-SUR-VAR; in Occit.:
VILAR)
Altri paesi della vallata del Varo:
AIGLUN
AMIRAT (in Occit.: AMIRAT)
ANNOT
BEZAUDUN (in Occit.: BESAUDUN)
BOUYON (in Occit.: BOION)
BRIANÇONNET
LE BROC (in Occit.: LO BROC)
CARROS (in Occit.: CARROSC)
VILLEVIEILLE (in Ital.: CITTAVECCHIA DI ENTREVAUX)
CONSEGUDES (in Occit.: CONSEGUDAS)
DOS FRAIRES
ENTREVAUX
LES FERRES
GATTIÈRES (in Occit.: GATIERAS)
LE MAS (in Ital.: MAS; in Occit.: LO MAS)
ROQUESTERON-GRASSE (in Ital.: ROCCASTERONE DI GRASSA;
in Occit.: ROQUESTERON-GRASSA)
SALLAGRIFFON (in Ital.: SALLAGRIFFONE; in Occit.: SALAGRIFON)
SAINT-LAURENT-DU-VAR (in Ital.: SAN LORENZO DEL VARO;
in Occit.: SANT LAURENC DE VAR)
SAINT-AUBAN (in Ital.: SANT'ALBANO SULL'ESTERONE; in Occit.:
SANT AUBAN)
SAUSSES
UBRAYE

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CARTINA 1
IL
TERRITORIO DELL'ANTICA CONTEA DI NIZZA
CARTINA
2
Moncenisio e Monginevro
CARTINA
3
Piccolo San
Bernardo
CARTINA
4
Passo del Sempione
PANORAMA
DI NIZZA MARITTIMA
PANORAMA
DI MONACO
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