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CITTA' E PAESI DELLA DALMAZIA
Lissa



Lissa

Lissa è l'isola del mare Adriatico più lontana dalla costa dalmata. Caratterizzata da una folta vegetazione subtropicale e da un mare particolarmente limpido, essa ha coste alte e rocciose ed è coperta da una vegetazione lussureggiante. Il suo clima particolarmente favorevole consente una rigogliosa coltura della vite con una ricca produzione di rinomati vini. E' circondata da numerosi isolotti e scogli (isole di Busi e Sant'Andrea, scoglio Pomo ecc.). Sulla costa occidentale si trova l'ampio Golfo di Comisa, mentre la costa meridionale presenta insenature minori. Lissa fu base navale della Repubblica Veneta fino al 1797, in seguito passò all'Austria. Fu occupata dagli Inglesi dal 1811 al 1816 (che adottarono come lingua dell'isola l'italiano e l'inglese) per poi tornare in mano agli austriaci, come distretto del capitanato di Lesina. Nel 1866 ebbe luogo la famosa battaglia di Lissa (vedi paragrafo seguente). La politica austriaca nei riguardi di Lissa fu dapprima neutrale, ma dopo la fondazione del Regno d'Italia prese una netta piega filoslava. A mano a mano tutto ciò che era italiano nell'isola venne palesemente avversato; in particolare furono chiuse le scuole italiane, nonostante le petizioni della gente locale portate addirittura all'imperatore d'Austria. I censimenti austriaci contavano nel 1880 3292 italiani a Lissa e 1197 a Comisa, su un totale di 7871 abitanti totali. Nel 1900 la popolazione totale contava 9869 residenti dei quali solo 240 italiani, ma non vi erano state migrazioni di massa della popolazione. Dopo la prima guerra mondiale a Versailles il presidente americano Wilson propose la cessione di Lissa all'Italia; in quel periodo erano ancora presenti molti Italiani speranzosi della redenzione, speranza evidenziata dai tumultuosi avvenimenti del 30 ottobre del 1918 in cui essi manifestarono la volontà di far parte del regno d'Italia. Al posto di Lissa fu annessa la più croata Làgosta per la sua posizione strategica. L'isola entrò a far parte della Jugoslavia; da allora fu irreversibilmente croatizzata. Ora appartiene alla Repubblica di Croazia.

A Lissa, capoluogo dell'isola situato nella parte settentrionale, si possono visitare resti di vestigia dell'epoca greca e romana: le mura, le terme pubbliche, nonché un teatro romano ed una necropoli, oltre a monumenti architettonici del periodo rinascimentale. Comisa, situata nel mezzo di una profonda insenatura, vive di pesca e di turismo. Da vedere il Convento di S.Nicolò e il Museo della pesca.

A circa 5 miglia marine dalla costa di Comisa, sorge l'isola di Busi, che presenta sotto il livello del mare numerose grotte frequentate da subacquei e speleologi, tra cui la famosa "grotta azzurra", situata nella parte orientale dell'isola; qui, durante l'estate tra le 11 e le 13 quando il sole è più alto, l'effetto di rifrazione dei suoi raggi creano nell'acqua un effetto azzurro-argentino unico nell'Adriatico. La prima menzione di quest'isoletta è contenuta in un documento del XII secolo, quando i Benedettini fondarono ivi un convento. Gli abitanti di Busi vivono in otto cascinali, dedicandosi alla viticoltura e alla pesca. Nel porto vi è un piccolo molo per l'attracco dei motopescherecci. L'isola è meta di gitanti che vengono qui anche per fare i bagni. Più lontana vi è l'isola di S. Andrea. Infine, in mezzo all'Adriatico, quasi a metà strada tra la costa dalmata e quella abruzzese, spicca solitario il piccolo scoglio Pomo.

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Il "fatal 1866"

Il "fatal 1866" iniziò politicamente a Berlino con la firma del patto d'Alleanza fra l'Italia e la Prussia l'otto di aprile. Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e il 20 giugno con il proclama del re l'Italia dichiarò guerra all'Austria; la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata poche ore dopo (24 giugno) a Custoza ove l'esercito tricolore fu sconfitto dall'esercito asburgico. Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l'Hannover, la Sassonia e l'Assia ed il 3 luglio ci fu la vittoria dei prussiani a Sadowa. Due giorni dopo l'impero asburgico decise di cedere il Veneto alla Francia (con il tacito accordo che fosse poi dato ai Savoia) pur di concludere un armistizio. In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le condizioni dell'esercito dopo la battaglia di Custoza, puntarono sulla marina per sconfiggere il nemico.

Si arrivò così alla mattina del 20 luglio. La Marina italiana aveva, su quella Austriaca, una superiorità numerica di circa il 60 per cento negli equipaggi e di circa il 30 per cento negli ufficiali, ma il personale italiano proveniva da marine diverse e male organizzate. E così in circa un'ora l'abilità dell'austriaco Tegetthoff consentì alla marina austriaca di riportare la vittoria. Le perdite furono complessivamente di 620 morti e 40 feriti, quelle austriache di 38 morti e 138 feriti. Sulla nave italiana "Re d'Italia" capitanata da Faà Di Bruno perì col suo capitano anche il patriota spalatino Giovanni Ivancich che aveva disertato dalla Marina austriaca per arruolarsi volontario in quella italiana; affondò pure la nave "Palestro" capitanata dal livornese Cappellini. Al di là degli errori strategici del loro comandante Persano, i singoli elementi delle navi italiane spiccarono per il loro coraggio; Faà di Bruno perì lasciandosi volontariamente inghiottire dai flutti sul ponte della propria nave speronata dalle navi austriache. Si ricorda che al sopraggiungere delle navi austriache le impreparate navi italiane stavano sbarcando le proprie truppe a Lissa (paese) tra la gioia degli abitanti accorsi al porto.

Nonostante la sconfitta di Lissa, il Veneto fu redento.

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CARTINA DELL'ISOLA DI LISSA

PANORAMA DI COMISA