Importante centro della valle del fiume
Idria (il più importante affluente del fiume Isonzo),
a m 331 s.l.m. Idria è circondata da boschi rigogliosi
dovuti alle abbondanti precipitazioni di questa parte
della Venezia Giulia. Il paese è stato ed è
famoso per le sue miniere di mercurio, scoperte nel 1497
da Virgilio Formentini. Prima e dopo la città vecchia,
il cui nucleo principale è sulla sinistra del fiume
Idria, si stendono per un lungo tratto le caratteristiche
case bianche dai tetti acuminati, pulite e semplici ma
eleganti. Nella piazza principale del paese è la
caratteristica chiesa di S. Antonio. La popolazione di
Idria è (ed è stata anche in passato) essenzialmente
slava; i censimenti austriaci dell’Ottocento non
riportano tracce di elementi italiani nel paese e nel
suo circondario, mentre il censimento del 1921, quando
la città entrò a far parte del Regno d’Italia
attestava 308 italiani su una popolazione totale di 10894
persone nel comune di Idria, 96 su 3191 a Montenero d'Idria,
177 su 7560 a Circhina e 143 su 4097 a Gracova Serravalle.
Idria fu veneziana dal 1508 al 1510, poi venne ripresa
dall'imperatore Massimiliano. Nel 1783 fu unita alla Carniola.
Dal 1920 al 1947 fece parte dell'Italia (era il centro
più grande della provincia di Gorizia dopo il capoluogo),
che valorizzò le miniere di mercurio. La cittadina
venne in seguito annessa alla Jugoslavia.
Le miniere di mercurio a
Idria
Dopo la miniera spagnola Almaden, Idria
vanta la seconda miniera di mercurio al mondo. Una leggenda
narra che a scoprire il mercurio fu un mastellaio, quando
immerse la sua pentola di legno nella sorgente; in realtà
le miniere di Idria furono scoperte nel 1497 dal Formentini,
quando il paese apparteneva al Capitanato di Tolmino.
Con il minerale "cinabarit-zinco", ivi estratto
e bruciato, i minatori di Idria hanno prodotto oltre il
13 % della produzione minerale mondiale. L'uso di mercurio
in passato era molto utilizzato in medicina, tecnologia
e nella industria; oggigiorno viene sostituito con le
sostanze meno nocive, pertanto il lavoro di estrazione
nelle miniere è di molto rallentato. La miniera
di mercurio di Idria è oggi oggetto di turismo.
Nella galleria di Antonio, nella parte più antica
della miniera, si conserva un piccolo “museo dei
ricordi”; essa fu scavata nel Cinquecento subito
dopo la scoperta del mercurio e serviva come la galleria
di entrata per i minatori. Oggigiorno non è più
destinata ai minatori, ma è messa a disposizione
esclusivamente ai visitatori; sulla strada si possono
percepire con gli occhi la realtà concreta dell'autentica
conservazione della miniera. Alla fine della galleria
di Antonio c'è la cappella dei tre Santi, con le
statue dei protettori dei minatori; essi la costruirono
nel XVIII secolo, quando la miniera era in sviluppo produttivo.
La strada in mezzo alle gallerie porta fino alle gocce
di mercurio, che lacrimano dalle pareti nere. La visita
prosegue nella parte profonda della grotta, dove una leggenda
narra che vi fosse un folletto che faceva compagnia e
talvolta dispetti ai minatori. Dopo un'ora di viaggio
si torna in superficie. Caratteristico è anche
il museo nel centro cittadino, dove si possono visitare
le straordinarie macchine da lavoro.