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CITTA' E PAESI DELLA DALMAZIA
Curzola



Curzola

L'isola di Cùrzola è famosa per la battaglia navale tra Genova e Venezia che si svolse nelle sue acque nel 1298, conclusasi con la sconfitta di Venezia e la cattura di Marco Polo. L'isola è caratterizzata da coste con belle spiagge e folte pinete. Ha forma allungata stendendosi per 46 km da est a ovest fra Capo Speo e Punta Terstena e solo per 5 km da nord a sud ed è separata dalla penisola di Sabbioncello da uno stretto canale. La città principale, Cùrzola, di origine greca, sorge su una piccola penisola collegata alla terraferma da uno stretto lembo di terra; nella sua parte antica si trovano case in stile rinascimentale ed importanti opere d'arte. Di particolare interesse sono la cattedrale di S. Marco, del XV secolo con elementi di gotico fiorito; il campanile è il monumento architettonico più bello della città. Accanto alla cattedrale sorge il Palazzo dell'Abate, costruito in stile rinascimentale e barocco. Da visitare anche la chiesa di S. Pietro, il palazzo Arneri, il palazzo Gabrielli, la casa di Marco Polo e le numerose torri: la Torre di porta di Terra, la piccola e grande Torre del Rettore, la Torre di porta di Mare, la Torre Zaccherian e la Torre d'Ognissanti. Nei mesi estivi si esegue la tradizionale Moresca, una danza cavalleresca con spade, che simboleggia la lotta dei cristiani contro i mussulmani e ha le sue radici in una battaglia navale tra Veneziani/Curzolani e Arabi.

Blatta, la seconda città dell'isola, si trova al suo interno, al centro tra sette colline. Da vedere la chiesa parrocchiale e il palazzo Arneri. Anche a Blatta si esegue una danza tradizionale famosa, detta "La Cumpagnìa". Nella ricorrenza di Santa Vincenza (28 aprile), la cumpagnia viene eseguita al ritmo della musica delle zampogne e del tamburo. Essa viene interpretata da diciotto figure e narra la lotta tra due eserciti, guidati l'uno dal "capitano" e l'altro dal "serdaro". Alla fine si uniscono le ragazze, con le quali i protagonisti fanno coppia.

Altre località dell'isola sono Vallegrande (chiese di S. Giovanni e Santa Vincenza), Zernovo (castello e chiesa di S. Vito), Smoquizza (famosa per i vini e le grappe) e Lombarda, che si chiama così in quanto abitato in passato da numerose famiglie originarie della Lombardia orientale.

In prossimità dell'isola di Curzola sono sparse una ventina di isolette, tra cui la più importante è Badia, su cui sorge un'antica abbazia francescana già benedettina, attorniata da macchia mediterranea e boschi di pini e cipressi.

L'isola di Curzola appartenne alla Repubblica di Venezia fino al 1797, in seguito passò all'Austria-Ungheria (capitanato di Curzola che comprendeva i distretti di Curzola, Blatta e Sabbioncello), la quale, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, tentò una drastica opera di croatizzazione dell'isola. In quel periodo vari provvedimenti furono emessi a danno degli italiani, come l'insegnamento della lingua croata al posto di quella italiana. Nel 1870 il Consiglio Scolastico Locale di Curzola votò all'unanimità per il mantenimento della lingua italiana (compresi tutti i rappresentanti dei villaggi di Zernovo, Blatta, Vallegrande e Smoquizza), ciononostante la Dieta impose la lingua croata (allora ancora detta illirica). Sul finire dell'Ottocento una piccola comunità di pugliesi si trasferì nell'isola, ma ben presto – senza più scuole italiane – furono croatizzati. Il censimento austriaco del 1900 contava nel distretto di Curzola 444 italiani (ma in realtà ve ne erano molti di più, non essendoci state migrazioni di gente in quel periodo). Dopo il trattato di Rapallo che assegnava Curzola alla Jugoslavia, parte degli italiani si trasferì nell'isola di Lagosta. Nel 1941 con Regio decreto fu annessa all'Italia (provincia di Spalato) per essere poi occupata dai partigiani di Tito dopo il 1943. Nel 1947 Cùrzola è stata definitivamente assegnata alla Jugoslavia.

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La battaglia di Curzola

La battaglia di Curzola si condusse nel 1293 tra le Repubbliche marinare di Genova e Venezia per il predominio sul mar Mediterraneo e per i traffici verso il Mar Nero, la Persia e il Turkestan.

Tra Genova e Venezia esisteva allora una tregua stipulata nel 1270, ma a partire dal 1291 i rapporti tra le due città marinare cominciarono a deteriorarsi. Le ostilità cominciarono comunque due anni dopo, quando sette navi di mercanti genovesi si scontrarono con quattro galee veneziane. Immediatamente da Genova partirono degli ambasciatori per risolvere per vie diplomatiche la questione, ma non fu possibile trovare un accordo e, di conseguenza, cominciò il conflitto.

Una battaglia della guerra tra Genova Venezia è appunto la battaglia di Curzola. Si riporta in seguito il racconto di Michelangelo Dolcino:

"L'urto decisivo si ebbe nel settembre del '98. Nuovo Ammiraglio genovese era Lamba Doria, che sostituiva come Capitano del Popolo il nipote Corrado, andato in Sicilia a guidare la flotta di Federico contro quella di Ruggero di Lauria. Settantotto galee lasciarono il porto nella seconda metà di agosto. Costeggiarono dapprima l'Epiro, poi risalirono l'Adriatico, infestando le coste dalmate: presso Curzola incontrarono le novantotto galee di Andrea Dandolo. Il Doria temporeggiò, per studiare lo schieramento del nemico e il gioco dei venti, tanto che da parte avversaria si pensò a paura, ma alla fine affrontò la battaglia. Era l'alba dell'8 settembre 1298. Lamba si portò dapprima molto vicino alla costa: in tal modo non doveva temere d'essere circondato, ma anche - profittando del vento spirante da terra - potè piombare sui Veneziani. La linea arcuata di questi fu infranta e le navi nostre che avevano operato lo sfondamento, invertita prontamente la rotta, presero in mezzo la parte centrale dello schieramento già scompaginato. Infine l'Ammiraglio genovese scagliò nella lotta quindici galee tenute in disparte sino a quel momento e forse allontanate sin dalla sera precedente. La sconfitta dei Veneziani era disastrosa, per quanto avessero combattuto ai limiti del sublime, come del resto i nostri. «Un figlio dell'ammiraglio genovese venne ucciso mentre valorosamente pugnava, e il padre, quale un romano antico, baciato il cadavere della sua creatura, lo lanciava in mare: perchè quel corpo ingombrava il ponte, e peraltro nessun'altra sepoltura poteva essere più degna. Tra i prigionieri fatti dai Genovesi era lo stesso Ammiraglio vinto: «Andrea Dandolo, non potendo reggere alla vergogna di tale disfatta, battendo del capo contro l'albero della galera che lo conduceva prigioniero, si uccise»."

La sconfitta di Venezia fu veramente di grandi proporzioni; ottantaquattro navi perdute, delle quali diciotto condotte a Genova; settemila i caduti, acui si devono aggiungere settemilacinquecento prigionieri. La vittoria permise a Genova di raggiungere l'apogeo della potenza: «la più ricca e ridottata città che fosse nelle terre sì dei cristiani che dei saraceni» (Giovanni Villani). Tra i prigionieri vi era anche Marco Polo.

Dopo la vittoria di Curzola a Lamba Doria venne donato un palazzo, mentre Venezia riprese ad armarsi diventando ancora più agguerrita. Solo nel 1299 il papa Bonifacio VIII intervenne per ripristinare la pace, che venne firmata a Milano nel mese di maggio.

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Marco Polo Veneziano; nato o solo catturato a Cùrzola?

di Margherita Cioppa - Roma

"Su una carta geografica del Catai disegnata da Marco Polo è appena abbozzata l'Europa ma vi è un solo nome. Non Venezia non Roma o Parigi ma Curzola. Troppo poco per dire che Marco Polo fosse nato in quell'isola. Franco Luxardo segnala che Alvise Zorzi sul "Gazzettino" del 20 marzo '99 non solo non parla mai di Curzola ma individua la casa dei de'Polo a Corte Seconda del Milon a San Giovanni Crisostomo "dove una bella ghiera romanica sull'arco del sottoportico è probabilmente ciò che resta della casa dei de'Polo bruciata più di 400 anni fa (parte delle fondamenta si trova sotto quelle del Teatro Malibran). Senza pretendere di dire niente di definitivo pubblichiamo quale contributo alle ricerche su Marco, viaggiatore veneziano, che tale resta indipendentemente se la sua nascita ha avuto luogo in un rione veneziano o nell'isola dalmata allora abitata quasi esclusivamente da popolazioni di origine veneta. Pubblichiamo anche uno stralcio dello stemmario veneto della collezione del conte Claudio de' Polo che fa risalire l'origine dei de'Polo alla Dalmazia e lo studio che la ricercatrice di origine curzolana, dottor Margherita Cioppa, ci invia, frutto di lunghe ricerche, che contestano la tesi accredita a Curzola sulla casa natale di Marco Polo e sostiene, sulla base dei suoi ritrovamenti archeologici una tesi diversa. Il lettore potrà notare che lo stemma araldico descritto dalla Cioppa non assomiglia a quello dei conti de'Polo, ma, al tempo erano in uso anche stemmi diversi dello stesso casato specie se, come nel caso si trattava di dogi che al posto della corona potevano usare il corno. Riteniamo opportuno pubblicare questi due contributi sulle origini del grande navigatore veneziano. Taluni improvvisati storici croati hanno recentemente rivendicato la nazionalità di Polo, scrivendo Marko anziché Marco senza che vi sia un solo documento che convalidi questa tesi e la stravagante grafia.

"Navigando in Internet si possono apprendere due importanti verità sul grande navigatore veneziano Marco Polo. A Londra è stato di recente pubblicato il libro della scrittrice Frances Wood \Did "Marco Polo go in China?" che conferma ciò che da parte degli studiosi cinesi si dice da molto tempo: mai un europeo ha soggiornato per tanti anni in Cina nel Medievo.

"In un interessante articolo in inglese del dott. Zivan Filippi da Curzola splendida isola della Dalmazia, si attesta che Curzola non fu solo il luogo della cruenta battaglia navale del 1298 tra Genova e Venezia in cui il navigatore fu fatto prigioniero, ma la terra natia della sua nobile dinastia. Ser Marco Polo apparteneva alla famiglia patrizia Dandolo de S.Polo, considerata dalla Serenissina "la più vera nobiltà e sicurtà che si possa avere in questo mondo" I conti Dandolo de S.Polo ebbero grande importanza nella vita della Repubblica di Venezia, furono Dogi, Ammiragli e Patriarca. Nel XIII secolo Domenico padron di nave fu il capostipite di questa stirpe potente, attivissima nei traffici e nei commerci con l'Oriente. A Venezia quattro quartieri nella Civitas Rivoalti appartenevano ai Dandolo: confinio di San Luca, S.Moisè, S.Severo e S.Polo; sei isole della Dalmazia facevano parte dei possedimenti della famiglia; Curzola, Lesina, Lissa, Lagosta, Meleda, Brazza. A Costantinopoli sei quartieri della città e la Fraterna Compagnia dei Veneziani erano di proprietà dei Dandolo e dei loro parenti: Zeni, Sanuto e Navigaioso. I simboli ricorrenti negli stemmi del casato erano: leone, rosa e corno ducale. Nel 1966 durante dei lavori di ristrutturazione nella mia casa di Curzola ha trovato i ruderi megalitici del tempio sul quale nel XIII sec. fu costruita la Cappella dei Dandolo de S.Polo per accogliere le spoglie mortali del più illustre personaggio di questa casta gentilizia: il Doge Enrico Dandolo, organizzatore con il Marchese del Monferrato Bonifacio I della IV Crociata. Il Doge morì a Costantinopoli nel 1205 e fu sepolto nella Basilica dei Veneziani della capitale d'Oriente S.Sofia, il figlio Ranieri si occupò della costruzione della Cappella di S.Nicolò a Curzola e del trasporto dei resti custoditi in un'urna d'oro e pietre preziose. Nella battaglia di Curzola fu trucidato l'Ammiraglio Andrea Dandolo de S.Polo e là sepolto. Anche la tomba di Marco Polo, che non è a Venezia, potrebbe trovarsi nella parte della struttura che deve ancora essere liberata dalla terra. La Cappella di S.Nicolò a Curzola fu distrutta nel 1571 dai Turchi. Nei primi anni del XVI sec. i miei avi costruirono sulle rovine la loro dimora."

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PANORAMA DI CURZOLA

STEMMA DI BLATTA

BLATTA: IL CAMPANILE