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CITTA' E PAESI DELLA VENEZIA GIULIA
Cherso



Cherso

Isola del Quarnaro, è separata dall'Istria per mezzo del Canale di Farasina (6 km) e dal Canale della Corsia dall'isola di Plauno. Lunga e sottile, dalla Punta Iablanaz alla Punta Croce, l'isola misura 65 km, mentre la massima ristrettezza nella parte settentrionale è fra Predoschizza e il Monte Siss (2 km). I due canali di Ossero e di Punta Croce, opposti l'uno all'altro, si interpongono fra la parte meridionale dell'isola di Cherso e l'isola di Lussino che della prima forma un'appendice strettamente connessavi, per ragioni non solo fisiche ma anche storiche e politiche, tanto che Lussino e Cherso sin dall'antichità ebbero un nome comune (Apsurtides Nesoi). Solo lo stretto canale chiamato la "Cavanella" separa le due isole, dall'una all'altra delle quali si passa per un ponte. La costa orientale ha piccole baie, dette "valli", come la Coromazina, la Crustizza e la valle di Smergo. Le massime altitudini dell'isola sono il Monte Gorizze a nord (650 m s.l.m.), e il Monte Chelm (438 m s.l.m.). A mezzogiorno non vi sono colline elevate (Monte Guardia Grande, 154 m). Nella parte mediana dell'isola vi è il Lago di Vrana, di forma ovale, profondo circa 50 m. I centri più importanti sono: Cherso, di carattere veneziano (notevoli il duomo, la chiesa di San Francesco e la Torre dell'orologio), Caisole, Vallon, Ossero, Ustrine, San Martino in Valle e Punta Croce.


L'isola, veneziana fino al 1797, venne ceduta all'Austria. Liberata il 6 novembre 1918 dai marinai della Regia Nave "Stocco", venne annessa all'Italia e fece parte della provincia di Pola. A Cherso allora la presenza italiana era del 65 % circa (il censimento del 1921 contava nel comune di Cherso: 4266 italiani su 7781 abitanti, mentre nel comune di Ossero 2049 italiani su 2396 abitanti). A conclusione della Seconda guerra mondiale i partigiani titini occuparono l’isola effettuando deportazioni di massa e macchiandosi di atroci delitti. L'isolano Stefano Petris, poco prima di essere ammazzato, scrisse nel carcere di Fiume: "Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l'ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l'Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall'odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra istriana che è e sarà italiana. Se il Tricolore d'Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, né la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: "viva l'Italia!".

L’isola di Cherso passò alla Jugoslavia nel 1947, perdendo interamente il suo carattere di italianità; tuttavia, girando nei centri dell’isola, si può ancora udire qualche anziano che parla ancora dialetto veneto.

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L'ISOLA DI CHERSO

IL LAGO DI VRANA