Città marittima della Dalmazia,
situata in fondo alle Bocche omonime, ai piedi del Monte
Leone (m 1759 s.l.m.).
Chiusa entro le mura veneziane, tra la
Fiumara, la Marina e l'incombente montagna, Cattaro
ha strade strettissime e una breve piazza
(Piazza d'Armi) con la torre dell'orologio. Il duomo cattolico
di San Trifone, già antico edificio romano, fu
distrutto dal terremoto del 1563 e ricostruito con due
campanili barocchi. La cattedrale ortodossa di San Nicola
è del 1909. Il censimento austriaco del 1880 conteggiava
689 italiani su 2949 abitanti.
Il paese dà il nome a un golfo
che si presenta come un fiordo e che intacca profondamente
la costa all'estremità meridionale della Dalmazia.
Esso è composto da tre bacini successivi, che formano
la Baia di Topla, a nord dello
stretto formato dai monti Gomilla e Cobilla,
a cui fa seguito il canale di Combur, che sfocia
nella Baia di Tèodo.
I monti Cossovich e Monte Grande formano
un'altra stretta (detta Le Catene)
a nord di cui vi sono i golfi di Risano a sinistra e di
Cattaro a destra, su cui incontrano le propaggini dirupate
del Monte Leone.
I pendii che degradano alle Bocche, sono
sparsi di piccoli centri abitati in mezzo a fertili coltivazioni,
dove numerosi erano fino agli inizi del Novecento i nuclei
italiani. Il maggiore di essi, capoluogo a parte, è
senz'altro Castelnuovo di Cattaro.
Castelnuovo di Cattaro
Il paese sorge, con i suoi giardini terrazzati,
nei declivi di un colle a nord della baia di Topla e di
fronte all'asse dell'Antigolfo, all'ingresso delle Bocche
di Cattaro. Tra ulivi e agrumi, gode di un magnifico clima
mediterraneo.
Fondato nel 1382 da Tvrtko re di Bosnia come sbocco al
mare e centro di produzione del sale, fu presa dai nobili
bosniaci Kosaka. Dopo una fase di dominazione turca, nel
1538 il generale veneziano Vincenzo Cappello espugnò
Castelnuovo che fu assegnato agli Spagnoli, ma il 10 agosto
del 1539 i Turchi lo ripresero fino al 1687, quando ritornò
a Venezia. Il paese è tutto una fortificazione:
castello a mare e pittoreschi forti di terraferma di costruzione
veneziana; sull'alto il forte spagnolo. Sulla fontana
posta in piazza del Mercato vi sono iscrizioni arabe.
Vi è l'usanza per cui ogni sera alle ore 21 viene
sparato un colpo di cannone. Poco lontano vi è
il pittoresco monastero di Savina, davanti al quale vi
è un famoso cipresso plurisecolare alto 30 metri.
La chiesa si trova sull'alto di una scalinata; al suo
interno si può ammirare una bella iconostasi eseguita
da Alexa Bjelopojasa. A nordest di Castelnuovo vi è
il villaggio di Podi, presso
il quale è la notevole chiesetta dei santi Sergio
e Bacco, forse del XIV secolo.
Altri paesi delle bocche sono: Combur,
Morigno, Oracovaz,
Dobrota, Mulla,
Perzagno, Stolivo,
Lastua, Tèodo.
Citazione a parte meritano Risano e Perasto.
Risano
E' l'antico Rhizinum che dette
nell'antichità il nome a tutte le bocche, fondato
nel II secolo a. C. Nella parrocchia vi è un San
Michele di Francesco Salghetti Drioli; l'arcangelo ha
le fattezze di Angelica Isola, moglie del pittore, morta
poco tempo prima che l'artista lo dipingesse.
Perasto
Paese di antica origine nel quale, dopo
la battaglia del Còssovo (1389) affluirono famiglie
dalla Bosnia e dall'Erzegovina; nel 1420 si diede a Venezia
ma continuò a reggersi con i propri statuti.
Per fedeltà alla Serenissima Perasto fu detta benemerita,
primogenita, fedelissima e quando la repubblica cadde
i cittadini, il 22 agosto 1797, seppellirono piangendo
il gonfalone della dominante sotto l'altare maggiore della
Chiesa parrocchiale. Nel discorso di saluto al gonfalone
fu pronunciata la frase, divenuta poi famosa, "Ti
con nu, nu con ti". La parrocchia ha
un bel campanile a bifore e cuspidato, di tipo veneziano,
restaurato nel 1898. All'estremità del paese vi
è il palazzo Smecchia, di stile Rinascimento veneziano.
E' patria del matematico Marco Marinovich e del pittore
Trifone Cocoglia.
Budua
A sud di Cattaro v'è il paese
di Budua. Antico comune libero,
dal 1442 entrò a far parte dell'Albania veneta.
Ora è un paesetto che sporge su una penisola, cinto
da mura, con due porte (dette Porta di mare e
Porta di terra) sormontate da un leone marciano
e un castello veneziano sulla punta. La chiesa parrocchiale
ha un grazioso campanile di tipo veneziano eretto da Filippo
Perutti nel 1418 e dominante nel panorama del paese.
Castellastua
Più a sud si erge Castellastua,
che si divide in Castellastua Superiore e Castellastua
Inferiore; vi sono rovine di un castello veneziano e dietro
di esso è il convento di Resevic. Nei dintorni,
è il cosiddetto "Salto della fanciulla",
in memoria di una giovane che qui si gettò in mare
per sfuggire a un pascià ottomano. Interessante,
nei pressi del villaggio di Bugliarizza, un monastero
ortodosso. Seguono Santo Stefano di Budua
(detta anche, più semplicemente, Santo
Stefano) e Spizza.
Spizza
Spizza, piccolo
borgo sul mare posto nel vallone omonimo, era l'ultimo
paese della Dalmazia amministrativa ed insieme il paese
più remoto (dista 710 km da Trieste) ad avere una
minoranza italiana (nel 1890 gli italiani erano ancora
presenti).
A sud di Spizza vi è il Torrente
della Ferrata, la cui foce in passato segnava
i limiti della Dalmazia amministrativa. La regione geografica
dalmata termina qualche kilometro più a sud. Prima
si incontranole cittadine serbe
di Antivari e Dulcigno.
Antivari
Antivari (che
si chiama così in quanto si trova, nella sponda
opposta, alla stessa altezza di Bari) giace su una città
romana distrutta ai primi del VII secolo; dopo il dominio
dei principi della Zedda, nel 1442 fu occupata da Venezia,
che la tenne fino al 1571 quando venne presa dai turchi
e decadde.
Dulcigno
Dulcigno sorge
su un promontorio quasi a picco dominando la pianura della
Boiana. Appartenne prima a Roma, poi a Bisanzio. Nel IX
secolo divenne sede vescovile; nel 1030 passò ai
serbi e nel 1420 dette a Venezia, ma il dominio durò
fino al 1571. Dal 1918 al 1920 fu occupata dagli italiani.
E' la patria di Giacomo Bianchi, scultore della
scuola lombarda. Consta di una parte antica (Forte
Dulcigno) cinta da mura fortificate, con vie strette
e ripide, e di una parte moderna che si stende sulla dorsale
costiera.
Dopo Dulcigno la costa piega in direzione
est stendendosi piatta, forma il "porto Milena"
e arriva alla foce del fiume Boiana, che segna
il limite naturale della Dalmazia e l'odierno confine
tra Montenegro e Albania.