Paese della media valle dell'Isonzo,
a 235 m s.l.m., posto sulla conca omonima, dominata dalle
alte vette del Monte Nero. La sua fama è legata
alla disfatta italiana della Prima guerra mondiale (24
ottobre - 9 novembre 1917). Nel 1920 il paese entrò
a far parte della Provincia di Gorizia; il paese era sostanzialmente
a parlata slava anche prima della Seconda guerra mondiale:
il censimento del 1921 rilevò 98 italiani su 6224
abitanti, concentrati nel paese. Nel 1947 Caporetto passò
alla Jugoslavia, indietreggiando il confine da queste
parti così come era prima del 1920. La scoperta
di una necropoli prova l'antica unità etnica di
questi luoghi con il resto della Venezia Giulia. Da Caporetto
e da Tolmino partono le escursioni per il Monte Nero.
Questa celebre montagna formidabilmente difesa dagli austriaci
ma espugnata con valore eroico dai nostri e tenuta fino
al fatto di Caporetto, resterà nella storia della
guerra come uno dei ricordi più gloriosi per le
nostre armi. Il monte è molto interessante anche
turisticamente, formando il centro più elevato
di un gruppo poderoso che domina a sud la valle dell'Isonzo
da Tolmino all'angolo di Saga, e a nord l'Alto Isonzo
da Saga a Sonzia, ed è collegato da altissime creste
al Monte Tricorno, cardine delle Alpi Giulie. Il nome
errato, ma ormai storico del Monte Nero,
nacque dallo scambio fatto del nome reale Krn
con Crn che in slavo significa Nero.
La disfatta di Caporetto
All'alba del 24 ottobre 1917 un'armata
austrotedesca attaccò gli italiani schierati sulle
montagne fra Plezzo e Tolmino, alla congiunzione fra la
prima e la seconda armata. Usando la tecnica dell'infiltrazione,
i reparti scelti, fra i quali quello dei tenente Erwin
Rommel, ruppero il fronte, indi allargarono la breccia
minacciando di aggiramento la terza armata. L’esercito
italiano, colto di sorpresa da quell’attacco, si
sbandò e fu incapace di riorganizzarsi, tanto che
Cadorna fu costretto ad ordinare la ritirata. La sconfitta
costò 11.000 morti, 29.000 feriti, quasi 300.000
prigionieri e oltre 300.000 profughi, oltre all'intero
Friuli occupato. L’esercito italiano, stanco sia
moralmente che fisicamente, si ritirò fino al fiume
Piave. Cadorna venne sostituito da Armando Diaz; la sua
rigidità e una migliore propaganda di guerra effettuata
dallo Stato permisero all’esercito italiano di riprendersi
e nel maggio 1918 sferrammo l’attacco che ci permise
di avanzare fino alla conquista della Venezia Tridentina
e Giulia.