Città dell'Istria, posta su un'isola
costiera di forma circolare congiunta alla terraferma
da una diga e da un ponte, in posizione favorevole al
commercio. Di origine mitica ed associata alle imprese
argonautiche, fu detta dai greci "Egida". Fu
poi romana (si pretende che allora si chiamasse "Capris"
o "Capraea Istriae", da cui la capra dello stemma
istriano) e bizantina. Al tempo dell'invasione longobarda
(568) gli abitanti di Tergeste trovarono rifugio in quest'isola
poco popolata ed ampliarono la città, che fu chiamata
"Justinopolis", in onore di Giustino II imperatore
di Costantinopoli. Fu quindi longobarda, franca e veneziana
dal 1278; divenne la capitale istriana e fu detta "Caput
Istriae". Dalla dominazione di Venezia ricevette
l'aspetto tipico. E' patria di 5 dogi della Serenissima:
Pier Paolo Vergerio il Vecchio, umanista e pedagogista;
Pier Paolo Vergerio il Giovane, che vi fu vescovo, poi
si fece protestante; di Girolamo Muzio, diplomatico, di
Gian Rinaldo Carli, archeologo ed economista edi infine
di Nazario Sauro. Capodistria conserva l'aspetto di città
veneta. Essa è ricca di monumenti caratteristici,
come l'oratorio del Carmine, la casa Percauz, il Duomo,
il palazzo dei conti Bruti, il collegio di Santa Chiara,
tutti esempi di arte romanica. La maggiore impronta alla
cittadina è data però dallo stile gotico
veneziano: esempi tipici ne sono la loggia, il palazzo
Pretorio, il cosiddetto Fontego, graziosa costruzione
con portale e due finestre gotiche e due rinascimentali
e molti stemmi ed iscrizioni che celebrano i provvedimenti
annonari dei capitani veneziani, la chiesetta di San Francesco
e numerose case private. Dopo la dominazione austriaca,
passò all'Italia nel 1920 (provincia di Pola).
Il censimento italiano del 1921 dava 10556 italiani su
12072 abitanti. Dal maggio 1945 fu occupata dalle truppe
titine. In seguito alla formazione del Territorio libero
di Trieste, Capodistria fu capoluogo della cosiddetta
"Zona B", sotto amministrazione jugoslava, e
nel 1975, in seguito al Trattato di Osimo, passò
definitivamente alla Jugoslavia. Gli italiani, a partire
dal 1945, abbandonarono il paese svuotandolo quasi al
100 %. Ora Capodistria appartiene alla Repubblica di Slovenia.
Nazario Sauro, eroe irredentista
" Su questa Patria giura e farai
giurare ai tuoi fratelli, che sarete sempre, ovunque,
e prima di tutto, Italiani " (Nazario Sauro)
Glorioso patriota italiano e Ufficiale di marina, nato
a Capodistria il 20 settembre 1880 e morto a Pola il 10
agosto 1916. Mai sopportò l'oppressione e la tirannide
dello straniero nella sua Istria. Ufficiale della marina
austriaca, allo scoppio della prima guerra mondiale emigrò
a Venezia dove tosto si mettè in diretta e assidua
comunione con i profughi irredenti colà convenuti.
Nel maggio del 1915 si arruolò volontario nella
marina da guerra italiana come tenente di vascello e partecipò
a numerose imprese in acque nemiche, grazie alla profonda
conoscenza delle coste istriane, quarnerine e dalmate
e distinguendosi per numerose e audaci azioni. Tali imprese
riscossero l'ammirazione viva e gli encomi solenni dei
superiori, tanto che dopo breve tempo gli venne assegnata
la medaglia d'argento al valor militare e la croce di
cavaliere della corona d'Italia. Ma, in una di queste,
il 31 luglio 1916, mentre a bordo del sommergibile "Giacinto
Pullino" era in missione verso il porto di Pola (allora
sotto il dominio austro-ungarico), s' incagliò
sull'isolotto della Galiola, all'ingresso del golfo del
Quarnaro. Fatto prigioniero con tutto l'equipaggio, fu
riconosciuto da un ignobile e deferito al Tribunale di
guerra che lo condannò a morte per alto tradimento.
Durante il processo anche la madre cercò di salvarlo
non riconoscendolo come suo figlio.
Il 10 agosto 1916 l'Eroe italiano salì
il patibolo innalzato dagli asburgo nel cortile delle
carceri militari di Pola. Prima di porgere il collo al
boia assassino, Nazario Sauro gridò con voce possente:
"Viva l'Italia Morte all'Austria". Ripetè
il grido lancinante per ben tre volte e serenamente si
preparò a morire. Così fieramente si concluse
la vita di uno dei più grandi martiri dell'Irredentismo
italiano.
Alla sua memoria fu concessa Medaglia
d'oro al valor militare.