L'Alto Adige
L'Alto Adige, politicamente italiano, è abitato
per oltre due terzi da tedeschi. Tale regione nell'antichità
era soggetta a Roma: tracce dell'epoca romana sono diffusissime
ovunque. I tedeschi hanno iniziato a penetrarvi nel medioevo,
germanizzando dapprima la Pusteria e la zona di Merano
e poi la maggior parte delle altre vallate a nord della
Stretta di Salorno. La zona tra il Brennero e Bolzano
venne tedeschizzata nel Seicento, sopprimendo il ladino.
Nel XIV secolo la tedeschizzazione di Silandro, Ortisei
e Chiusa era poco progredita, mentre nel XV secolo erano
ladine ancora le valli Gardena, Tires, Eores e Gudon.
Va detto anche che nel corso dei secoli l'Alto Adige subì
opere alterne di italianizzazione e di germanizzazione
più o meno intense. Nel Settecento Maria Teresa
d'Austria eliminò molti caratteri italiani della
regione; come conseguenza di ciò la percentuale
degli italiani si abbassò progressivamente. Erano
però sentiti i legami – non solo geografici
- tra l'Alto Adige ed il resto d'Italia. Nel 1861 il bolzanino
Carlo de Zellinger, vice capitano della dieta tirolese,
sosteneva che 'le due regioni separate dal Brennero sono
interamente diverse per cultura, per sviluppo e per ogni
altra cosa; che gli interessi del Tirolo meridionale tedesco
sono identici a quelli del Tirolo italiano'. Ancor più
in là andava il segretario della Camera di Commercio
di Bolzano, dott. Angerer, sostenendo nel 1864 che la
regione al sud del Brennero dovesse essere aggregata alla
Venezia. Dopo l'anno 1866 la Venezia Tridentina restò
divisa dalle altre della penisola. Da allora si sviluppò
intensamente l'opera di germanizzazione, col lavoro concorde
del governo imperiale di Vienna, del governo provinciale
di Innsbruck e delle associazioni pangermaniste. La condizione
degli italiani peggiorò. Il censimento del 1869
rilevava l'8,7 % di italiani nel Tirolo meridionale tedesco,
che divennero il 7,8 % nel 1880 ed il 9,1 % nel 1890.
Nel 1918 i confini d'Italia furono portati fino allo spartiacque
naturale (includendo anzi una piccola zona transalpina
in prossimità di Dobbiaco - vedi cartina
1) e da allora sono sempre rimasti invariati.
Negli anni venti e trenta la zona fu parzialmente italianizzata;
in seguito cominciò ad emergere il problema della
minoranza tedesca. Esso venne affrontato in maniera sistematica
dopo gli attentati degli anni cinquanta e sessanta ad
opera di estremisti con la promulgazione di leggi a protezione
della minoranza tedesca e della sua cultura.

La questione altoatesina
Passato insieme al Trentino all'Italia al termine della
prima guerra mondiale col trattato di Saint Germain, il
territorio dell'Alto Adige costituì dal 1926 la
provincia di Bolzano. Il Governo fascista vi adottò,
almeno in un primo tempo, una politica di italianizzazione
della zona. Dopo l'annessione dell'Austria alla Germania
(1938) crebbero e si manifestarono nella provincia dei
sentimenti pangermanisti già latenti. La questione
sembrò risolta dall'accordo fra i governi italiano
e tedesco del giugno 1939 che prevedeva un plebiscito
tra gli abitanti di lingua tedesca perché scegliessero
"definitivamente" fra il trasferimento nei territori
del Reich o la permanenza in Italia. Circa il 70 % degli
altoatesini scelse di trasferirsi in Germania; il trasferimento
fu però ostacolato dagli eventi della Seconda guerra
mondiale, tanto che emigrarono effettivamente solo 70
mila persone su 185 mila, poi rientrate in Italia a guerra
finita. In seguito a una richiesta di restituzione da
parte austriaca dell’Alto Adige e di una riunificazione
del “Tirolo tedesco”, l’Italia si oppose
in quanto l’Alto Adige era geograficamente italiano,
e uno smembramento della Venezia Tridentina avrebbe prodotto
un peggioramento economico di ambedue le province, separate
sì da un fattore etnico (che peraltro non è
così netto), ma intimamente legate tra loro dalla
geografia, dalla storia, dall’economia. Fu indi
sancito l’accordo De Gasperi – Gruber, che
assicurava il mantenimento dell’Alto Adige all’Italia,
con una completa autonomia amministrativa culturale ed
economica all'Alto Adige. Tra l'altro era previsto il
riconoscimento del pieno diritto dei cittadini di lingua
tedesca all'accesso alla pubblica amministrazione, dove
veniva introdotto ufficialmente il bilinguismo. L'Assemblea
costituente accolse il trattato, concedendo uno statuto
speciale alla Regione Alto-Adige (31 gennaio '48) all'interno
della quale la provincia di Bolzano otteneva una larga
autonoma legislativa e amministrativa che ne faceva, praticamente,
una "regione minore". Tale politica era già
molto più rispettosa e benevola nei confronti della
minoranza alloglotta di quanto non lo fosse stata quella
riservata agli italiani d’Istria sotto il regime
di Tito. Ciò nonostante una certa percentuale di
abitanti di lingua tedesca, sentendosi “alloglotti”
in uno stato dove erano e sarebbero stati sempre una minoranza,
desideravano l’annessione della regione all’Austria.
Nacque così il Sudtiroler Volkspartei (Partito
popolare del Sud-Tirolo), partito estremista fondato nel
1946 a Bolzano che, sotto la maschera dell'obiettivo di
ottenere l'istituzione di una regione autonoma per la
provincia di Bolzano, mirava in realtà all'autodecisione
e all'annessione all'Austria. A dar vigore a queste correnti
estremiste intervenne nel 1956 lo stesso governo austriaco
con la presentazione di un memorandum all'Italia contenente
lamentele circa i modi di applicazione dell'accordo De
Gasperi-Gruber (mancata realizzazione dell'autonomia,
della parificazione dei diritti dei cittadini, delle lingue
ecc.). D’altra perte l’Austria aveva tutti
gli interessi ad acquistare una regione al di là
della cerchia dele Alpi, diminuendo in tal modo l’isolamento
dal mare; anche questo a mio parere è una causa
dell’appoggio austriaco al Sudtiroler Volkspartei.
Intanto si sviluppa una cruenta e barbara battaglia da
parte di nuclei di terroristi altoatesini. Nel decennio
fra il 1956 e il '66, vi furono oltre trecento attentati
a centrali elettriche, tralicci dell'alta tensione, stazioni
ferroviarie. Dal 1964 vengono prese dì mira le
forze di polizia, nove tra carabinieri, guardie di frontiera
e finanzieri sono trucidati fra il '64 e il '66. Con l'attentato
di Cima Valona (23 giugno '67) la situazione sembra precipitare,
i negoziati in corso fra i due paesi ormai da due anni
tornano in alto mare. Sarà soltanto nel 1971 che
la situazione si sbloccherà con l'approvazione
da parte dei parlamenti italiano ed austriaco del cosiddetto
"pacchetto", contenente provvedimenti che ampliano
ulteriormente i poteri legislativi e amministrativi di
Bolzano e Trento. Il trattamento riservato dall’Italia
alla minoranza tedesca è a tutt’oggi da ritenersi
tra i migliori al mondo, anzi talvolta la minoranza italiana
nell’Alto Adige non ha gli stessi diritti di quella
tedesca.
